“Un decreto ingiuntivo mai opposto nel 2020, un debito “azzerato” in contabilità con note di credito figurative, un TAR che demolisce la tesi degli uffici e un Commissario ad Acta che minaccia la segnalazione alla Procura contabile. La deliberazione n. 14/2026 del Commissario ad Acta racconta, atto alla mano, come si costruisce un danno alle casse pubbliche.
C’è un numero, nella deliberazione adottata il 20 luglio 2026 dal Commissario ad Acta presso l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, che da solo vale un’inchiesta: 1.183.646,90 euro di interessi moratori. Quasi quanto il capitale dovuto, 1.218.889,33 euro. In pratica, per ogni euro di debito originario, l’ASP di Cosenza ne pagherà due. Il totale che l’azienda dovrà versare alla società SPV Project S.r.l. ammonta a 2.445.453,72 euro, comprensivo di spese legali, spese del giudizio di ottemperanza e 28.023 euro di imposta di registro sul decreto ingiuntivo.
Com’è potuto accadere? La risposta è scritta, con rara chiarezza, nell’atto stesso.
L’origine: un decreto ingiuntivo mai opposto
Tutto comincia il 1° giugno 2020, quando il Tribunale di Cosenza emette il decreto ingiuntivo n. 593/2020 in favore di SPV Project S.r.l. L’ASP di Cosenza aveva quaranta giorni per proporre opposizione e far valere in giudizio ogni eventuale contestazione sulle fatture azionate. Non lo ha fatto. Gli “Uffici all’epoca competenti” — così li definisce, con formula che suona già come un’attribuzione di responsabilità, la stessa deliberazione — hanno lasciato scadere i termini. Il decreto è passato in giudicato: definitivo, intoccabile, esecutivo.
Da quel momento, ogni giorno di mancato pagamento ha prodotto interessi moratori. Per sei anni.
Nel 2025 la società, non vedendo un euro, si è rivolta al TAR Calabria con un ricorso per ottemperanza. Con la sentenza n. 148/2026 del 26 gennaio 2026, il Tribunale amministrativo ha ordinato all’ASP di eseguire il giudicato e ha previsto che, in caso di ulteriore inadempienza, provvedesse il Prefetto di Cosenza quale Commissario ad Acta. Ed è esattamente ciò che è avvenuto: con decreto prefettizio dell’aprile 2026 è stato delegato un funzionario della Prefettura, insediatosi il 20 aprile.
Il debito “azzerato”: le note di credito figurative
È qui che la vicenda, da caso di ordinaria inerzia amministrativa, diventa qualcosa di più inquietante.
Quando il Commissario ad Acta chiede agli uffici dell’ASP di attestare, fattura per fattura, quanto sia stato eventualmente già pagato, la risposta che riceve è sorprendente: il “debito residuo da liquidare” sarebbe “pari a zero”. Zero. A fronte di un giudicato da oltre 1,2 milioni di capitale.
Come si arriva a zero? Gli uffici lo spiegano per iscritto. Una parte delle fatture risulta “chiusa in contabilità” mediante “note di credito figurative”, operazione che l’UOC Governo della Rete ed Erogatori descrive come effettuata “ex lege in conformità ai principi di veridicità e correttezza del bilancio sanitario, al fine di rettificare crediti privi dei requisiti di esigibilità”. Un’altra parte delle fatture, attesta l’UOC Risorse Economiche e Finanziarie, non risulta nemmeno registrata in contabilità.Eppure, nelle scritture dell’ASP di Cosenza, quel debito da 2,4 milioni risultava azzerato da scritture contabili unilaterali. Con quali effetti sulla veridicità dei bilanci approvati in questi anni? È una domanda che, a nostro avviso, meriterebbe l’attenzione degli organi di controllo.
La partita si è chiusa nel 2020, quando qualcuno ha scelto — o omesso — di non opporre il decreto. Tutto ciò che è venuto dopo, incluso l’azzeramento contabile del debito, è giuridicamente carta straccia.
Le domande che restano aperte
Questa deliberazione — pubblicata all’Albo pretorio e trasmessa al Collegio Sindacale — lascia sul tavolo interrogativi che riteniamo doveroso porre pubblicamente:
Chi erano i responsabili degli “Uffici all’epoca competenti” che nel 2020 non opposero il decreto ingiuntivo, e quella scelta fu una valutazione consapevole o una semplice omissione? Se le fatture erano davvero contestabili — come gli uffici hanno sostenuto sei anni dopo — perché non lo si è fatto valere nell’unica sede possibile? E se non lo erano, perché non si è pagato, lasciando maturare oltre 1,1 milioni di interessi?
Chi ha disposto l’emissione delle “note di credito figurative” che hanno azzerato in contabilità un debito coperto da giudicato, e con quale base giuridica? Quei bilanci rappresentavano fedelmente la situazione debitoria dell’azienda? Il Collegio Sindacale ne era a conoscenza?
Come è possibile che parte delle fatture azionate non risultasse nemmeno registrata nella contabilità aziendale?
Non spetta a noi stabilire se in questa vicenda si annidino responsabilità erariali o di altra natura: è compito della Corte dei conti e, se del caso, di altre autorità. Ma i presupposti per un’istruttoria approfondita sono tutti scritti, nero su bianco, in un atto ufficiale dell’amministrazione stessa. Un milione e centottantatremila euro di interessi moratori non sono una fatalità: sono il prezzo, pagato dai cittadini calabresi, di sei anni di inerzia . E in una sanità regionale che da anni opera in piano di rientro, con i servizi ai cittadini compressi in nome dell’equilibrio dei conti, ogni euro bruciato così è un euro sottratto due volte”.
Così Carlo Guccione della direzione del Partito Democratico.
