“A seguito delle dichiarazioni dei rappresentanti dell’azienda che sta realizzando l’ospedale più costoso d’Italia e lo gestirà per 25 anni (coi soldi nostri), con le quali si annunciava la realizzazione di un depuratore all’interno dell’ospedale, ho richiesto al Commissario Straordinario per la Depurazione di liberare le risorse che erano state bloccate per la realizzazione del collettore che avrebbe dovuto collegare il nuovo ospedale al Depuratore di Boscarello.
Si tratta di risorse che erano state stanziate per il completamento dello schema depurativo cittadino, non esclusivamente per il nuovo ospedale, che per altro richiede il potenziamento di gran parte dei depuratori e la terminazione della rete fognaria in località abitate come Coscia, Pantano Martucci, parte di Apollinara, di Fabrizio, di Santa Caterina eccetera.
In realtà la realizzazione di un depuratore esclusivamente a servizio dell’ospedale, senza gravare quindi sul delicato equilibrio depurativo cittadino, è sempre stata la proposta dell’Amministrazione Comunale.
Come se ci trovassimo di fronte ad un film tragicomico, però, il Commissario per la Depurazione ha smentito il concessionario dell’ospedale, il quale evidentemente sta eseguendo le indicazioni del Commissario alla Sanità, sostenendo che i lavori per il nuovo collettore partiranno entro 30 giorni e che si sta lavorando al potenziamento del depuratore di Boscarello, anche perché – come ho più volte dichiarato pubblicamente – il Comune non consentirà che il nuovo ospedale recapiti i propri fluidi presso il depuratore di Boscarello senza che questo venga adeguato, per ragioni tecniche, sanitarie e di rispetto del territorio.
Questa vicenda è emblematica perché mentre la mano destra della Regione Calabria non sa quello che fa la mano sinistra, cioè mentre si pensa di realizzare non uno, ma due diversi depuratori, la verità è che ciò che manca è l’ospedale.
I nostri nosocomi, come quelli dell’intera provincia, versano in condizioni drammatiche. Gli spostamenti dei reparti di Ginecologia e di Oncologia, calati dall’alto senza alcuna condivisione col territorio, sono stati uno specchietto per le allodole per distrarre la comunità. La situazione, già disastrosa, è peggiorata. Il tema, infatti, da tempo non è più in quale ospedale della città o della provincia ci si cura, ma in quale ospedale dell’Emilia Romagna, della Lombardia o del Lazio si è costretti a curarsi.
L’assenza di medici ed infermieri è cronica e strutturale e ciò che spaventa di più è che se prima a scappare erano i medici italiani che il nostro sistema sanitario folle non riesce a trattenere, oggi sembrano in fuga persino i medici cubani.
Il risultato è che la nostra gente è costretta a curarsi fuori, è costretta a rivolgersi alla sanità privata oppure, peggio ancora, rinuncia alle cure. Questa è la sanità reale calabrese, un incubo che testimonia il fallimento politico delle giunte regionali di centrodestra.
E mentre accade tutto questo i partiti del centrodestra fanno a gara pubblicamente su chi sposta più reparti e la giunta regionale, assecondata da manager telecomandati, continua il processo di accentramento della sanità con la diminuzione delle strutture periferiche e la creazione di azienda zero, cioè continua a gestire la salute dei calabresi non come una missione, ma come un centro di potere da gestire, da spremere, da sfruttare come strumento di ricatto sociale.
Il progetto è chiaro: una sanità centralizzata è sempre più distante dai territori, quindi sempre più indifferente al controllo sociale delle comunità. Non ci lamenteremo più della sanità perché non avremo più nessuno con cui lamentarci. Questo è il progetto che dobbiamo fermare a tutti i costi, ricostruendo delle Aziende Sanitarie e delle Reti Ospedaliere che riescano ad intercettare i bisogni della nostra gente, prendendo a pedate gli esponenti politici che usano la sanità come strumento di consenso perché sulla sofferenza non si specula. Non è un compito facile, ma era abbastanza difficile anche compiere il disastro si è consumato in questi anni e che, purtroppo, è ormai sotto gli occhi di tutti”.
Così il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi.
