La proposta di abolire il bollo auto avanzata dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto finisce nel mirino di Rifondazione Comunista, che contesta l’impostazione della misura ritenendola insufficiente ad affrontare le profonde disparità economiche presenti nel Paese.
In una nota diffusa dalla segreteria regionale, il partito definisce le dichiarazioni del governatore “l’ennesimo esempio di populismo fiscale che evita di affrontare il vero nodo delle disuguaglianze nel nostro Paese e nella nostra regione”.
Secondo Rifondazione, il dibattito sulla fiscalità dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla distribuzione del carico tributario e sul contributo richiesto alle diverse fasce della popolazione. “Se davvero si vuole parlare di giustizia fiscale, la domanda è semplice: chi deve contribuire di più al finanziamento dei servizi pubblici?”, si legge nel comunicato.
Il partito richiama quindi il tema della redistribuzione della ricchezza, contrapponendo le difficoltà economiche di lavoratori, pensionati e famiglie alla concentrazione dei grandi patrimoni nelle mani di una ristretta minoranza. “I lavoratori dipendenti, i pensionati, le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese oppure quel ristretto 1% che concentra una quota enorme della ricchezza nazionale? Noi pensiamo che la risposta sia evidente”, afferma la nota.
Rifondazione sottolinea inoltre come l’abolizione del bollo auto fosse stata già proposta in passato dalla propria area politica. Una misura che, secondo il partito, era stata pensata per alleggerire il peso fiscale sui cittadini con redditi medio-bassi e sui nuclei familiari proprietari di un solo veicolo. “La stessa idea era stata avanzata anche dalla nostra area politica in campagna elettorale”, evidenziano i dirigenti regionali, ricordando che la proposta sarebbe stata allora accolta con scarso interesse.
Parallelamente, Rifondazione Comunista rivendica il proprio impegno su una diversa iniziativa in materia fiscale. Il riferimento è alla raccolta firme per la proposta di legge popolare denominata “1% Equo”, che punta all’introduzione di una tassazione progressiva sui grandi patrimoni.
La misura, spiegano i promotori, riguarderebbe esclusivamente le ricchezze superiori ai due milioni di euro, escludendo la prima abitazione e interessando una quota minima della popolazione. “1% Equo introduce un’imposta progressiva sui grandi patrimoni oltre i 2 milioni di euro, escludendo la prima casa e colpendo meno dell’1% della popolazione”, conclude la nota.
Per Rifondazione, dunque, il confronto sulla fiscalità non può limitarsi all’eliminazione di singole imposte, ma deve inserirsi in una più ampia riflessione sulla redistribuzione delle risorse e sul finanziamento dei servizi pubblici.
