Un percorso storico lungo 260 chilometri che attraversa Campania, Basilicata e Calabria si candida a diventare un nuovo motore di sviluppo turistico per il Mezzogiorno. La Strada Regia delle Calabrie, antica arteria di collegamento tra territori e culture del Sud Italia, torna oggi al centro di un progetto di valorizzazione che punta a promuovere borghi, aree interne e patrimoni poco conosciuti dal grande pubblico.
L’iniziativa ha preso il via con un press tour destinato a giornalisti italiani e stranieri, chiamati a percorrere un itinerario che unisce 45 centri abitati, 15 storiche stazioni di posta, cinque siti riconosciuti dall’Unesco e tre parchi nazionali distribuiti tra tre regioni e quattro province.
La prima tappa del viaggio promozionale ha toccato alcuni luoghi simbolo della Campania, dal Parco archeologico di Ercolano all’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, fino al tradizionale Corteo storico del 1656, manifestazione che coinvolge oltre 1.500 figuranti in abiti d’epoca.
Per i promotori, il progetto va oltre la semplice riscoperta di una strada storica. “La Strada Regia delle Calabrie non è solo un attraversamento viario, ma è il collegamento con storia, tradizione, cultura, bellezze monumentali, ma soprattutto anche bellezze paesaggistiche e biodiversità”, ha dichiarato il presidente di Anci Campania, Francesco Morra.
L’obiettivo è quello di distribuire i flussi turistici anche nei territori lontani dai circuiti più battuti. “Questo percorso mira a valorizzare non solo i grandi centri capoluoghi di provincia, che sono già attrattori turistici importanti, ma soprattutto le aree interne”, ha spiegato Morra, sottolineando come gran parte dei comuni campani abbia una popolazione inferiore ai cinquemila abitanti.
Si tratta di realtà che custodiscono tradizioni, monumenti e paesaggi di grande valore, ma che spesso devono fare i conti con il progressivo spopolamento. Per questo motivo il progetto punta su formule legate al turismo esperienziale e sostenibile. “Dobbiamo lavorare non tanto sui grandi attrattori, ma sulle aree interne, creando turismo esperienziale, turismo sostenibile e valorizzazione dei prodotti tipici locali”, ha aggiunto il presidente di Anci Campania.
Sulla stessa linea l’assessore regionale al Turismo Vincenzo Maraio, che ha evidenziato come il patrimonio turistico della Campania non si esaurisca nelle località costiere. “La Regione Campania è una regione nella quale non esistono soltanto le fasce costiere e il mare straordinario, ma esistono aree interne nelle quali si possono valorizzare tutti i turismi possibili: outdoor, esperienziale, gastronomico, sportivo e del benessere”.
Secondo Maraio, la Strada Regia delle Calabrie rappresenta “un itinerario di straordinario valore storico, culturale e paesaggistico che contribuisce ad ampliare e qualificare l’offerta turistica regionale”. Un’iniziativa che guarda anche ai grandi appuntamenti internazionali in programma nei prossimi anni. “Avremo l’America’s Cup nel 2027. La sfida è fare di quell’evento non soltanto l’evento di Napoli ma dell’intera Campania”, ha affermato.
Il progetto prevede ulteriori sviluppi nei prossimi mesi. Dopo il tour promozionale sarà realizzata una guida dedicata, disponibile sia in formato cartaceo che digitale, mentre è già previsto un confronto con Basilicata e Calabria per estendere e consolidare la valorizzazione dell’intero tracciato storico.
Tra i sostenitori dell’iniziativa c’è anche Archeoclub d’Italia, che vede nel recupero dell’antica via uno strumento per alleggerire la pressione turistica sulle destinazioni più frequentate. “Entro i prossimi quattro anni sono attesi due miliardi di turisti. Dobbiamo assolutamente decentrare il turismo”, ha dichiarato il presidente nazionale Rosario Santanastasio.
Alla base del progetto c’è un lungo lavoro di ricerca coordinato dall’architetto Luca Esposito, autore dello studio che ha ricostruito il percorso originario. Otto anni di indagini sul territorio hanno consentito di individuare e documentare numerose testimonianze storiche disseminate lungo l’antica arteria.
“Mettiamo in rete 2.200 anni di storia, 260 chilometri, 45 città e piccoli borghi, 15 paesi sedi delle antiche stazioni di posta, cinque siti Unesco, tre regioni, quattro province e tre parchi nazionali”, ha spiegato Esposito.
Le ricerche, condotte attraverso sopralluoghi e il confronto tra antiche mappe e cartografie storiche, hanno riportato alla luce ponti romani, tratti di viabilità antica, vecchie locande, stazioni di posta e segmenti dell’originario basolato della strada consolare che collegava il Mezzogiorno al resto della penisola.
Lungo il tragitto riaffiorano anche le memorie di viaggiatori illustri, sovrani e protagonisti del Grand Tour. Dalle residenze del Miglio d’Oro alle Grotte di Pertosa, dalla Certosa di Padula al borgo medievale di Auletta, il percorso attraversa un patrimonio diffuso che comprende siti archeologici, complessi religiosi, paesaggi naturali e luoghi raccontati nei diari di Goethe, Byron e di altri celebri viaggiatori europei.
“È un museo diffuso di archeologia, natura e storia”, ha sintetizzato Esposito.
La sfida, oggi, è trasformare questa antica infrastruttura in uno strumento contemporaneo di crescita economica e culturale, capace di sostenere i piccoli centri del Mezzogiorno attraverso un modello fondato sulla sostenibilità, sulla lentezza del viaggio e sull’identità dei territori.
