“La verità è la nostra padrona, non noi i suoi padroni” - Mihai Eminescu
HomeFirmeLa rivoluzione gentile di Saverio Pazzano. Che, però, ha notato solo lui

La rivoluzione gentile di Saverio Pazzano. Che, però, ha notato solo lui

di Claudio Cordova – La premessa: ho votato Saverio Pazzano come sindaco di Reggio Calabria. L’ho fatto non perché condividessi particolarmente il suo programma politico. Ma in un panorama in cui i quattro candidati a sindaco di Reggio Calabria mi suscitavano (per motivi diversi) l’orticaria, mi è bastato convincermi che non fosse né mafioso, né massone, per esprimere il mio voto.

Già questo dovrebbe riempire di tristezza. Dover votare il “meno peggio” è quanto di più crudele si possa prospettare a un elettore.

Un voto che, al pari di altre 4.000 persone circa, è risultato un voto “inutile”.

Un aggettivo che, però, forse, si potrebbe incollare anche all’esperienza in consiglio comunale del docente, candidato civico, ma di area estrema sinistra. Pazzano, infatti, con un bel risultato, era riuscito nella precedente tornata elettorale a raggiungere lo scranno a Palazzo San Giorgio. Ha svolto cinque anni da consigliere comunale di opposizione.

E, visti i risultati, evidentemente in pochi se ne sono accorti.

Quello che, invece, dovrebbero capire tutti questi candidati civici è che se vengono scelti non è di certo per la loro aura intellettuale, per la loro pacatezza, per il loro circolo letterario. Chi ha votato Pazzano (così come, nel 2020, chi aveva votato Klaus Davi) lo aveva fatto solo e soltanto perché sognava, agognava, per Reggio Calabria, una posizione di rottura. Che, si badi bene, ciclicamente, affiora con successo un po’ ovunque. Magari non ogni tornata, ma ogni 20 o 30 anni sì. Si pensi, solo per fare l’esempio più vicino, all’elezione, ormai diversi lustri fa, di Renato Accorinti a sindaco di Messina.

Non a Reggio Calabria. Non nella Reggio Calabria dove vince sempre il “sistema”. Che poi sia sistema di centrodestra o centrosinistra, poco cambia. E non di certo perché i cambi di casacca siano ormai tollerati e all’ordine del giorno. E nemmeno per fare facile populismo. Reggio Calabria è una città a sé stante. Una realtà a sé stante. Dove convitati di pietra e comitati d’affari esistono e si rigenerano da decenni, a volte con un volto più gentile.

Per questo, ogni esperienza che si discosti dal sistema è preziosa. E, sempre per questo, ogni esperienza che si discosti dal sistema, in una città come Reggio Calabria, difficilmente attecchisce.

Ma, il deludente risultato elettorale di Pazzano non è di certo solo “colpa” del sistema. E, attenzione, il risultato sarà deludente anche se poi, con eventuali riconteggi, La Strada (attualmente fuori per una manciata di voti) dovesse rientrare. Il dato politico rimarrebbe. A cominciare già dal fatto che nel 2020 Pazzano era riuscito a formare due liste, mentre oggi si è presentato solo con una compagine. Quindi, le responsabilità maggiori sono proprio in capo al candidato che, non solo, evidentemente, in questa campagna elettorale non ha saputo far breccia. Pensare di poter ottenere visibilità (e, quindi, risultati) con quei metodi da intellettualoidi che, di tanto in tanto, nella loro infinita bontà, scendono tra gli umani per constatare un disservizio a Ortì o in chissà quale altra contrada, non è efficace. Pazzano avrebbe dovuto aprirsi alla parte migliore della città. Organizzare tavoli tematici in cui invitare il meglio che il territorio esprima. Sia che l’argomento fosse la finanza pubblica, sia che fosse l’urbanistica, sia che fosse l’ambiente, la cultura o la legalità. Magari costoro non avrebbero votato per lui, ma avrebbero portato un punto di vista diverso, magari anche meno radical chic rispetto a “La Strada”, che sembrava più una specie di “Amici del libro”.

Questo è il (vero) civismo.

Invece, convinti di esprimere già da soli il meglio, gli esponenti de La Strada, in queste settimane, hanno discettato un po’ di tutto. Ma facendo il pieno di autoreferenzialità.

Persino Lamberti ha intercettato più voto disgiunto rispetto a Pazzano. Per questo, anche con un ingresso a Palazzo San Giorgio per il rotto della cuffia, la valutazione non cambierebbe. Ma non si tratta di un errore solo delle ultime settimane. Il problema parte da lontano. Se Pazzano non è riuscito a rientrare a Palazzo San Giorgio dopo cinque anni da consigliere comunale di opposizione, significa che in questi anni non si è segnalato quasi per nulla. Che il suo atteggiamento “in punta di penna” non è piaciuto, ma, anzi, probabilmente ha anche tradito chi, invece, cinque anni fa gli aveva dato fiducia, dato che sono esattamente 2.000 i voti in meno ottenuti. Significa, quindi, che la sua non è stata una vera opposizione. O che è stata una opposizione impalpabile, inconsistente, evanescente.

Visto, che anche fuori dalla sede de “La Strada”, anche altri conoscono termini forbiti e ricercati?

Articoli Correlati