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L’ultima offesa di Falcomatà a Reggio Calabria: 12 anni di malgoverno per consegnare la città a uno come Cannizzaro

di Claudio Cordova – Quando, in queste settimane, sulle nostre colonne si dava per certa la vittoria del centrodestra (link) e di Francesco Cannizzaro alla Comunali di Reggio Calabria, sui social alcuni lettori (evidentemente occasionali, i nostri sono molto più intelligenti) mettevano in dubbio ricostruzioni e racconto della situazione. Purtroppo, forse eravamo stati fin troppo morbidi. Pur conoscendo la realtà cittadina e, si badi bene, non solo quella elettorale, delle ultime settimane, ma anche e soprattutto quella degli ultimi anni.

Perché, vedete, c’è gente che si interessa alla comunità, che ama Reggio Calabria, solo ogni cinque anni circa. E poi c’è che si ne occupa quotidianamente. Da circa vent’anni.

Era ovvio che, dopo dodici anni di centrosinistra targato Giuseppe Falcomatà, Reggio Calabria volesse cambiare. Il dispiacere è duplice: da un canto, che questo cambiamento, per congiunzioni astrali, si chiami Francesco Cannizzaro. E dispiace che a farne le spese sia stato un uomo mite come Mimmo Battaglia. Forse, non avrebbe dovuto farsi convincere a fare l’agnello sacrificale, subendo un’umiliazione ingiusta, anche per la storia della sua famiglia in città.

Ma era ovvio. Quanto era ovvio.

Appare evidente come gli anni di Falcomatà siano stati uno psicodramma per la città e la comunità. Un immobilismo che ha fatto regredire (o, più spesso, cancellare) anche il dibattito civico e culturale. Una stagione politica rappresentata da gente improponibile (da Brunetti a Latella, solo per citarne alcuni) che ha collezionato fallimenti, che ha propinato il concerto di Iva Zanicchi qualche Primo Maggio fa, e posizionato la città, costantemente, alle ultime posizioni in ogni tipo di classifica, quale che fosse l’indicatore (positivo) preso come parametro.

Tra le tante colpe che si possono e si potranno ascrivere a Giuseppe Falcomatà, fin dalla sua tragicomica scelta di occuparsi di politica, si aggiunge oggi quella di aver consegnato Reggio Calabria a un soggetto come Francesco Cannizzaro.

Peraltro con un plebiscito.

Il centrodestra, tutto, ha avuto gioco facile a convincere gli elettori. Già alle precedenti consultazioni Comunali, Falcomatà si era salvato al ballottaggio solo per via della inconsistenza del suo avversario. Anche ora, che la bella stagione sta (finalmente) bussando con insistenza alle porte, la città si ritrova totalmente inadeguata a sfruttare quelle che dovrebbero essere le proprie vocazioni naturali. Frutto di politiche maldestre, inadeguate e poco lungimiranti. Due prove su tutte: le condizioni in cui versa il Lido Comunale e la felicità con cui, a fine aprile, è stato assegnato uno dei chioschi sul lungomare cittadino. Insipienza degna dell’annuncio con cui si esultava per l’installazione di nuovi cestini per l’immondizia, ormai tanti anni fa e tanti amici fa (celeberrima la foto con l’oggi leghista Armando Neri).

E quindi fa tenerezza che Battaglia debba ora fare i conti (lui e solo lui) con la triste realtà. Non per colpe sue. Per colpe del suo dante causa, per colpa del Partito Democratico, per colpa del centrosinistra. Che, pur partendo comunque sfavorito, una sola chance di vittoria avrebbe potuto avere: fare dichiarazioni e prendere decisioni in netta discontinuità con gli anni di Falcomatà. In un mondo perfetto, Nicola Irto (che avrà sicuramente milioni di doti, ma forse quella del coraggio non è tra le principali) avrebbe dovuto dire: “Scusateci, abbiamo fatto giocare per dodici anni un incapace, ma adesso siamo pronti a governare, realmente, una città”.

Invece, non solo ha consentito all’ex sindaco di accomodarsi in Consiglio Regionale nei ranghi del Partito Democratico (peraltro per il rotto della cuffia), ma ha avallato anche la candidatura di Battaglia, fuoriuscita dalle Primarie di coalizione. Ovviamente, sempre e comunque per compiacere i capricci di Falcomatà.

E questo è il risultato: Cannizzaro, non solo stravince con oltre il 65% delle preferenze, ma, come previsto alcuni giorni fa (link), rimane sotto le sue liste di circa il 4% e ottiene ben dieci seggi in Consiglio comunale solo con le sue compagini di riferimento (Forza Italia e Cannizzaro Sindaco), assicurandosi una maggioranza bulgara. Ma anche succube e fedele.

E’ successo l’inevitabile, dopo anni di incapacità. Semmai è preoccupante, quasi da Sindrome di Stoccolma, che poco più di 22mila persone siano riuscite, nonostante tutto, a votare per il candidato del centrosinistra in continuità con gli anni dello squallore politico e amministrativo. La cartina al tornasole, la dimostrazione plastica è avvenuta giusto pochi giorni fa: mentre il centrodestra, in pompa magna, inaugurava il nuovo terminal dell’aeroporto, l’Amministrazione comunale, dopo sette anni (e proprio ora che, forse, finalmente, si stava per arrivare a conclusione) revocava il contratto della ditta che avrebbe dovuto costruire l’ormai celeberrimo ponticello sul torrente Calopinace.

Inevitabile che oggi, quindi, si elegga non un sindaco, ma un sovrano. Che ha maramaldeggiato come una star dell’NBA, chiamato a giocare contro gli occupanti di un campetto di periferia. Non saranno tempi facili per la città, già diventata, in queste settimane, zimbello nazionale per le sortite di un personaggio che, già solo con il suo phisique du role, evidentemente si presta a facili sfottò. Per la prima volta avrà un ruolo esecutivo e non solo di rappresentanza. I risultati (e i metodi soprattutto) possono essere facilmente intuibili: la sua Reggio Calabria finirà male. E, purtroppo, varrà a poco aver visto giusto. Ancora una volta.

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