Le motivazioni della sentenza emessa nell’ambito dell’inchiesta Hydra delineano uno scenario inedito sulle dinamiche della criminalità organizzata in Lombardia. Secondo il giudice per l’udienza preliminare di Milano, Emanuele Mancini, sul territorio avrebbe operato una struttura criminale unitaria nella quale avrebbero collaborato esponenti di ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra insieme a soggetti non legati storicamente alle organizzazioni mafiose.
Nelle motivazioni della decisione, il magistrato evidenzia come le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano e dei carabinieri del Nucleo investigativo abbiano fatto emergere “la formazione di un sodalizio unitario, stabile e trasversale, nel quale convergono soggetti di diversa matrice mafiosa e partecipi privi di storici collegamenti con tali organizzazioni”.
Per il Gup, la collaborazione tra i diversi gruppi criminali rappresenta un modello associativo capace di unire l’esperienza delle organizzazioni mafiose tradizionali con una struttura più flessibile e orientata agli interessi economici. “La convergenza di interessi tra i sodali e l’apporto, da parte di taluni, del proprio retaggio mafioso non costituiscono dati alternativi, ma elementi che si integrano reciprocamente e danno luogo a tale forma associativa, capace di sommare la forza derivante dalle mafie tradizionali con quella prodotta da una struttura flessibile, trasversale e orientata alla massimizzazione dei profitti”, si legge nel provvedimento.
Il giudice ricostruisce inoltre il contesto in cui il gruppo avrebbe operato, individuando tra le province di Milano e Varese un clima caratterizzato da intimidazione e omertà. Secondo le motivazioni, tali condizioni sarebbero state favorite sia dai rapporti mantenuti da alcuni affiliati con le storiche organizzazioni mafiose, sia dalla forza intimidatrice sviluppata autonomamente dal nuovo sodalizio.
“Le condizioni di assoggettamento e di omertà generate nel territorio hanno avuto una duplice matrice: da un lato, quella derivante dai rapporti che alcuni partecipi mantengono con consorterie mafiose storiche; dall’altro, quella autonoma, sviluppata dal sodalizio in esame attraverso la convergenza operativa, la condivisione degli interessi e la capacità di esprimere sul territorio una propria forza intimidatrice”, scrive ancora il Gup.
Lo scorso gennaio, nell’ambito del procedimento celebrato con rito abbreviato, il giudice aveva pronunciato 62 condanne, disposto 18 assoluzioni, rinviato a giudizio 45 imputati, prosciolto altre 11 persone e accolto nove richieste di patteggiamento.
