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Alta velocità, Senese: “L’Europa dimostri attenzione alle infrastrutture calabresi”

«È il momento di capire se l’Europa intenda assumere un impegno vero, formale e vincolante per portare l’Alta Velocità almeno fino a Praia a Mare. La Calabria non può più attendere di essere messa davvero in connessione con il resto del Paese e quindi d’Europa». È quanto afferma la segretaria generale della UIL Calabria, Mariaelena Senese.

«La questione è soprattutto politica – afferma – e richiede un impegno diretto del Governo italiano affinché le istanze di un territorio strategico, che è parte integrante del corridoio Scandinavo-Mediterraneo, siano portate all’attenzione degli organismi europei. Crediamo sia questo il momento di un’assunzione di responsabilità nazionale, perché senza quel completamento il rischio è che anche questa volta la Calabria resti ai margini delle grandi scelte infrastrutturali del Paese».

I documenti ufficiali, al netto degli impegni già finanziati e dei lavori già in corso, mostrano un quadro ancora segnato da opere in progettazione, lotti di completamento senza copertura piena e tempi lunghi di attivazione. In questo scenario, il tratto fino a Praia a Mare rappresenta uno snodo decisivo per evitare che l’Alta Velocità resti un’infrastruttura incompleta rispetto alle esigenze della regione.

«Chiediamo quindi che il Governo apra un confronto con la Commissione europea per verificare la possibilità di utilizzare eventuali residui e fondi Pnrr non spesi dall’Italia per finanziare opere strategiche nel Mezzogiorno. Per di più, in questo caso parliamo di un’opera inclusa nella rete europea TEN-T, nata con l’intento di costruire una rete dei trasporti di alta qualità che garantisca una connettività sostenibile in tutta Europa senza interruzioni. Se esistono margini per una riprogrammazione utile delle risorse, la Calabria deve essere considerata quindi una priorità nazionale, a partire dall’Alta Velocità fino a Praia a Mare», ha aggiunto Senese.

«La Calabria – ha concluso la segretaria generale – ha oggi una funzione strategica che nessuno può più far finta di non vedere. Lo è per la sua posizione nel Mediterraneo, per il rapporto con la Sicilia, per il sistema dei corridoi logistici e per il ruolo del porto di Gioia Tauro, ormai consolidato come primo porto italiano e tra i primi in Europa per transhipment. Sarebbe miope continuare a considerare queste opere come un tema locale o territoriale: stiamo parlando di infrastrutture che riguardano direttamente la competitività dell’Italia e la sua proiezione europea e mediterranea».

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