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Il Catasto Onciario racconta la Calabria borbonica: il saggio di Elia Fiorenza riscrive la storia economica di Pazzano

Il Settecento meridionale si rivela una fucina inesauribile di studi storici ed economici, capace di scardinare vecchi stereotipi legati all’arretratezza strutturale del Mezzogiorno borbonico. In questo filone storiografico si inserisce con autorevolezza il saggio di Elia Fiorenza, Fiscalità, territorio e lavoro nel Fondo archivistico del Catasto Onciario borbonico. Il caso dell’Apprezzo di Pazzano tra economia agraria e filiera siderurgica calabrese (Laruffa Editore, 2026). Il volume offre una rigorosa disamina della storica riforma tributaria promossa da Carlo di Borbone a partire dal 1740, prendendo come peculiare angolo d’osservazione la comunità di Pazzano, piccolo centro situato tra l’Aspromonte e le Serre Calabre.  Fiorenza muove la sua analisi contestualizzando l’introduzione del Catasto Onciario, inteso non come mero adempimento burocratico, ma come un radicale tentativo della monarchia di ricondurre la periferia sotto il controllo statale centralizzato, scardinando il regressivo sistema delle gabelle indirette che favoriva i grandi possidenti a discapito dei ceti subalterni. Attraverso lo studio dei documenti d’archivio custoditi presso l’Archivio di Stato di Napoli — che conserva oltre novemila volumi catastali, di cui circa 400 di ambito calabrese — l’autore esamina la complessa architettura della tassazione carolina, strutturata su “rivele” (le dichiarazioni dei capifamiglia), “apprezzi” (le verifiche degli estimatori) e sul calcolo finale delle rendite espresse in once. Il cuore pulsante del libro risiede proprio nell’analisi dell’Apprezzo di Pazzano. Lungi dall’essere un isolato e depresso borgo rurale, il casale riporta una vivace economia policentrica e integrata. Se da un lato la struttura agraria mostra una diffusa frammentazione fondiaria (con oliveti, vigneti e boschi necessari alla sussistenza), dall’altro emerge una stabile e qualificata presenza di lavoratori del metallo. Ferrai, mastri ferrari e forgiari compongono un tessuto artigianale specializzato, inserito nella filiera siderurgica calabrese. L’Apprezzo svela i legami funzionali tra la manodopera locale e i poli metallurgici statali, come le Ferriere di Mongiana e il complesso della Ferdinandea, dimostrando la centralità strategica del territorio nel fornire risorse energetiche e competenze tecniche.  Non meno affascinante è lo spaccato sociale che l’opera restituisce. Fiorenza analizza la stratificazione delle famiglie, l’influenza economica delle istituzioni ecclesiastiche e il ruolo delle donne. La comparsa frequente di vedove come amministratrici autonome di patrimoni indica la capacità dei nuclei familiari di preservare la continuità produttiva attraverso forme di gestione domestica funzionali alla sopravvivenza. In conclusione, il volume di Elia Fiorenza si distingue per il rigore metodologico e l’alto valore documentario. Coniugando la grande storia istituzionale con la microstoria economica, l’autore non solo restituisce centralità a un’area geografica considerata periferica, ma offre uno strumento indispensabile per comprendere la complessità materiale, sociale e lavorativa del Mezzogiorno settecentesco.

 

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