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“Dedalo Petrol Mafie”, assolto in appello l’ex presidente della Provincia di Vibo Salvatore Solano

La Corte d’Appello di Catanzaro ha depositato le motivazioni della sentenza relativa all’operazione antimafia “Dedalo Petrol Mafie”. Tra le decisioni più rilevanti figura l’assoluzione di Salvatore Solano, già presidente della Provincia di Vibo Valentia ed ex sindaco di Stefanaconi.

In primo grado Solano era stato condannato a un anno per corruzione elettorale. Nel giudizio d’appello, invece, la Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto per lui una pena di otto anni, includendo anche altri due capi d’accusa dai quali era già stato assolto.

Secondo la Corte, è emerso che Giuseppe D’Amico, poi condannato a 16 anni per associazione mafiosa, narcotraffico e altri reati, si fosse attivato per sostenere elettoralmente il cugino Solano in occasione dell’elezione alla presidenza della Provincia nel 2018.

Tuttavia, per i giudici, questo comportamento non è sufficiente a configurare il reato contestato. D’Amico, si legge nelle motivazioni, si sarebbe «limitato a chiedere voti per il cugino senza proferire alcuna minaccia, né imposizione».

Da qui l’assoluzione di Solano dall’accusa di corruzione elettorale.

La Corte ha inoltre assolto dall’ipotesi di turbativa d’asta, oltre allo stesso Solano, anche alcuni dipendenti della Provincia di Vibo Valentia: Del Vecchio, Capria e Francolino.

Su questo punto i giudici hanno ritenuto che «nella condotta degli imputati non è configurabile il delitto di turbativa d’asta», osservando che i fatti avrebbero potuto al massimo essere ricondotti all’abuso d’ufficio, fattispecie oggi depenalizzata.

Nelle motivazioni resta però evidenziato il rapporto di favore che, secondo la Corte, avrebbe riguardato Giuseppe D’Amico. I giudici sottolineano infatti come rimanga «incontestato l’atteggiamento di favore» nei suoi confronti, ricordando che la Provincia di Vibo aveva affidato alla sua impresa una fornitura di bitume senza procedere ad alcuna gara, neppure in forma informale.

Una condotta che, secondo quanto scritto nella sentenza, avrebbe potuto rientrare nella disciplina dell’abuso d’ufficio, reato nel frattempo depenalizzato.

La vicenda giudiziaria si inserisce in un quadro più ampio che riguarda anche il Comune di Stefanaconi, amministrazione guidata in passato da Solano e sciolta per infiltrazioni mafiose nel luglio 2024.

Lo scioglimento è stato poi confermato definitivamente dal Consiglio di Stato nell’aprile scorso. I giudici amministrativi avevano richiamato, tra gli altri elementi, «il grave inquinamento dell’amministrazione comunale», una «diffusa mala gestio» e la presenza di collegamenti tra amministratori e ambienti criminali.

Nel provvedimento era stato inoltre evidenziato che, in un solo anno, il Comune aveva disposto 82 affidamenti diretti di lavori pubblici senza gara, 19 dei quali assegnati a imprese ritenute contigue ad ambienti mafiosi.

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