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Rigassificatore di Gioia Tauro, Campana: “Occhiuto ripesca un fossile del 2005 per riempire terminali già mezzi vuoti”

Il portavoce regionale di Europa Verde/Avs: «La Calabria ha bisogno di una politica energetica seria: rinnovabili, efficienza, comunità energetiche, una rete che lasci valore sui territori».

«Nella politica energetica, Roberto Occhiuto è un abitudinario: ogni dodici mesi, puntuale come un orologio svizzero ripesca dal cassetto il rigassificatore di Gioia Tauro. È un progetto nato nel 2005, bocciato due volte dal Consiglio superiore dei lavori pubblici tra il 2010 e il 2012, rimasto sepolto per anni e oggi rispolverato per l’ennesima volta. Cambia la cornice, prima la crisi del 2022, poi il Piano Mattei, adesso una telefonata all’amministratore delegato di Snam, ma la sostanza resta la stessa: un’opera fossile da circa un miliardo e mezzo di euro che continua a cercare qualcuno disposto a costruirla». Lo dichiara il portavoce regionale di Europa Verde/Avs, Giuseppe Campana.

«Il presidente racconta che servirebbe a sostituire quasi la metà del gas che importavamo dalla Russia. Peccato che il gas russo – ricorda – sia già sceso da circa il 40% della domanda nazionale del 2021 a poco più del 9% di oggi, e che l’Europa ne abbia programmato l’uscita totale entro l’autunno del 2027. Occhiuto vuole costruire una cattedrale d’acciaio per rimpiazzare una fornitura che abbiamo già smesso di ricevere. È come comprare un ombrello gigante quando ha appena smesso di piovere».

«C’è poi il dettaglio che dimentica sempre di citare: di rigassificatori l’Italia ne ha già fin troppi. Dopo Piombino e Ravenna la capacità nazionale ha toccato i 28 miliardi di metri cubi l’anno, abbastanza da coprire oltre il 40% del fabbisogno. E sono impianti – sottolinea il Portavoce calabrese di Avs – che girano in gran parte a vuoto: a marzo Ravenna viaggiava al 25%, Panigaglia al 12%, il più basso d’Europa. Nel frattempo la domanda interna di gas è crollata del 19% tra il 2021 e il 2024. Aggiungere Gioia Tauro significa triplicare la capacità di rigassificazione del Paese mentre i consumi calano: entro il 2030 ce ne servirà meno di un terzo. Altro che sviluppo: è la cronaca di un asset incagliato annunciato. Un’infrastruttura che nasce già vecchia, destinata a restare semivuota per decenni, con i costi scaricati in bolletta sui calabresi. Non a caso Iren e Sorgenia, i privati che il progetto lo avevano in mano – afferma ancora Campana – si stanno defilando, e Occhiuto è ridotto a rincorrere Snam, la stessa Snam che al Sud i rigassificatori li ha sempre osteggiati. Quando il proponente storico scappa e devi inseguire al telefono il monopolista della rete, è il mercato che ti sta dicendo qualcosa».

«Un rigassificatore non è un’opera neutra per il territorio: per riportare allo stato gassoso il GNL si pompa acqua di mare, restituita poi più fredda di diversi gradi e trattata con ipoclorito di sodio. Su una costa già fragile come il golfo di Gioia Tauro – spiega Giuseppe Campana – l’impatto sull’ecosistema marino non è un fastidio da nascondere sotto il tappeto della “strategicità”. E quel progetto, come denunciano da tempo i comitati, non ha mai completato la valutazione ambientale strategica. Legambiente lo ha definito una scelta paradossale. Ha ragione.

Quanto alla “piastra del freddo” e al distretto dell’agroindustria, è la favola che accompagna l’opera da sempre. Curioso che proprio Occhiuto, poche settimane fa al forum di Legambiente, abbia ammesso che i privati quella piastra non hanno alcuna intenzione di realizzarla. Prima la promette in televisione, poi confessa che non la vuole fare nessuno. Delle due l’una».

«La Calabria non ha bisogno dell’ennesimo totem fossile, ma di una politica energetica seria: rinnovabili, efficienza, comunità energetiche, una rete che lasci valore sui territori. È lì che vanno messi i soldi pubblici, dove il lavoro è stabile e non appeso a un combustibile che l’Europa ha già deciso di abbandonare. E allora che senso ha chiedergli quanti metri cubi servano davvero alla Calabria, dati alla mano, con i terminali che teniamo già mezzi vuoti? Perché domandargli chi pagherà se l’impianto resterà inutilizzato, la Snam o i calabresi in bolletta? E che motivo c’è di aspettarsi una data per un piano regionale sulle rinnovabili degno di una terra che di sole e di vento ne avrebbe da vendere? Tanto non risponderà. Il rigassificatore di Gioia Tauro – conclude il portavoce regionale di Avs – resta quello che è sempre stato: un annuncio che torna ogni stagione, come le rondini. Con la differenza che le rondini, almeno, qualcosa la combinano».

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