“La proposta di riforma della medicina generale avanzata dal Ministro Orazio Schillaci rappresenta un passaggio grave e pericoloso per il futuro della sanità territoriale. Non solo per i medici, ma soprattutto per i cittadini. È una riforma calata dall’alto, senza confronto, senza ascolto, senza rispetto per chi ogni giorno garantisce l’assistenza di prossimità. Ed è proprio questa la sua colpa più grande: ignorare completamente il valore del rapporto tra medico di famiglia e paziente“.
Così la FIMMG Reggio Calabria che aggiunge: “La FIMMG lo ha detto chiaramente: questo modello rischia di distruggere la medicina generale così come la conosciamo. E non si tratta di una difesa corporativa, ma di una denuncia che nasce dall’esperienza quotidiana sui territori. Per la FIMMG di Reggio Calabria, questa riforma rappresenta un rischio concreto e immediato per la tenuta del sistema sanitario locale, già segnato da criticità strutturali e carenze di personale. In un territorio complesso come quello reggino, il medico di famiglia è spesso l’unico presidio sanitario realmente accessibile e continuo. Perché il medico di famiglia non è un semplice erogatore di prestazioni. È una figura sociale, prima ancora che clinica. È il professionista che conosce le persone, le famiglie, le fragilità. È il primo presidio contro l’isolamento, contro la marginalità, contro l’abbandono sanitario. Trasformarlo in un dipendente inserito in strutture centralizzate significa snaturarne il ruolo. Significa sostituire una relazione di fiducia con un modello impersonale, burocratico, distante. Significa passare dal “medico del cittadino” al “medico del sistema“.
“E le conseguenze saranno immediate. Si creerà un vuoto fiduciario: i cittadini perderanno il proprio punto di riferimento e si troveranno davanti a un sistema anonimo, frammentato, incapace di leggere la complessità dei bisogni. Aumenteranno gli accessi impropri al pronto soccorso, peggiorerà la gestione delle cronicità, cresceranno le disuguaglianze. Si spingeranno i giovani medici ad abbandonare la medicina generale. Oggi sono proprio loro a tenere in piedi il sistema, spesso senza tutele e senza prospettive. Domani, con questa riforma, avranno un motivo in più per andarsene. Si colpirà una generazione intera di medici già in attività, penalizzata da requisiti formativi impossibili da recuperare retroattivamente. Si rischierà perfino di cancellare migliaia di posti di lavoro tra collaboratori e personale di studio, smantellando un sistema che funziona grazie a una rete invisibile ma essenziale. E tutto questo per inseguire un modello che punta sui contenitori e non sui contenuti. Anche la FNOMCeO lo ha sottolineato: il principio fondamentale della medicina generale è che il medico è al servizio del cittadino. Cambiare questo equilibrio significa cambiare la natura stessa della cura”.
Per la FIMMG di Reggio Calabria, la questione è chiara: non si può rafforzare la sanità territoriale distruggendo la medicina di prossimità.
“Serve esattamente il contrario. Serve investire nei medici di famiglia, ridurre la burocrazia, valorizzare il tempo di cura, sostenere i giovani, rafforzare la rete territoriale mantenendo il legame diretto con i cittadini. Serve una riforma costruita insieme, non imposta. Perché quando si rompe il rapporto tra medico e paziente, non si rompe solo un modello organizzativo. Si rompe un patto di fiducia. E senza fiducia, non esiste sanità pubblica“.
