Tre persone sono finite in carcere nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, tentata estorsione e danneggiamento. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, Claudia Colli, su richiesta della Procura guidata da Giuseppe Borrelli.
In carcere sono stati condotti Maurizio Chiarolla, 58 anni, Salvatore Aricò, 41 anni, e Roberto Puglia, 57 anni. Non è stata invece accolta la richiesta di misura cautelare avanzata nei confronti di Giuseppe Murgia.
L’indagine, sviluppata dalla Squadra Mobile reggina diretta da Gianfranco Minissale, ricostruisce una presunta attività di condizionamento all’interno dello stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria. Secondo gli investigatori, nel corso del 2024 gli indagati avrebbero agito “in concorso morale e materiale con altre persone allo stato ignote, al fine di procurarsi un ingiusto profitto consistente nell’assicurare alla sigla sindacale Confsal-Fismic, rappresentata da Chiarolla, una posizione dominante all’interno dello stabilimento reggino della Hitachi Rail spa, assicurandosi la prerogativa di selezionare, scegliere ed imporre sulle imprese che operano in appalto con Hitachi Rail spa il personale dipendente assunto”.
Al centro della vicenda vi è la posizione dell’imprenditore Nunzio Blandini, manager della Miri Spa, che denunciò il rogo della propria automobile. Per gli inquirenti, l’obiettivo delle presunte pressioni sarebbe stato quello di costringerlo “a privilegiare nelle assunzioni persone sponsorizzate da Chiarolla; nell’omettere licenziamenti di soggetti (Bruno Crea e Giuseppe Dascola) iscritti alla sigla sindacale di Chiarolla”.
Le contestazioni riguardano anche altri rappresentanti sindacali. In particolare Antonio Hanaman, esponente della Cisl, e Gabriele Labate della Uil sarebbero stati indotti “a desistere dall’intraprendere ogni iniziativa sindacale che potesse ostacolare l’assunzione, da parte delle società operanti all’interno dello stabilimento Hitachi Rail spa di Reggio Calabria, di lavoratori sponsorizzati da Maurizio Chiarolla”. Analoghe pressioni sarebbero state esercitate, secondo l’accusa, sugli imprenditori Nicola e Giovanni Pettinato della Phoenix Logistic, affinché fossero portati “a privilegiare le assunzioni di persone sponsorizzate dallo stesso Chiarolla”.
L’attività investigativa ha inoltre consentito di fare luce sugli incendi che hanno colpito i veicoli di Hanaman e Labate. Secondo la ricostruzione della polizia, si tratterebbe di “fatti commessi da Giuseppe Murgia, il quale, a bordo di una bicicletta elettrica, innescava gli incendi delle autovetture Volkswagen T-Roc, e una Jeep Renegade”.
Nella denuncia presentata agli investigatori, Blandini avrebbe immediatamente collegato l’episodio intimidatorio al proprio ambiente professionale, facendo riferimento “alle relazioni interne al cantiere e al delicato equilibrio tra la gestione datoriale e le pressioni riconducibili all’ambiente sindacale operante nello stabilimento”.
La Miri Spa, azienda attiva nel comparto ferroviario, opera dal 2019 nello stabilimento reggino grazie a una commessa ottenuta da Hitachi Rail. Quando l’impresa avviò un piano di rafforzamento dell’organico con lavoratori del territorio, Blandini avrebbe spiegato agli inquirenti “di aver chiesto ai segretari delle principali sigle di indicare alcuni nominativi di soggetti da assumere, sottolineando il requisito che per lui era dirimente, ossia l’assenza di pendenze giudiziarie”.
Proprio la verifica di tale requisito avrebbe successivamente determinato il licenziamento di due lavoratori appena assunti, risultati “segnalati per l’assunzione dai fratelli Giuseppe e Maurizio Chiarolla (entrambi sindacalisti, con ruoli diversi; quest’ultimo, indagato nel presente procedimento)”.
