di Paolo Ficara – Stadio “Granillo”, riapri il cancello. Se l’inno di Raffaello non necessita di restyling, l’impianto di Viale Galilei – ampliato e ristrutturato pochi anni prima della composizione di “Vai Reggina” – aprirà lunedì una nuova era. Per la Reggina. Almeno, per come è stata congiuntamente annunciata sia dal primo cittadino Francesco Cannizzaro, che dal sodalizio di via delle Industrie. Pardon, di via Dante. Qualora non fosse già stata modificata la sede sociale.
Oltre che per la Reggina, servirebbe aprire una nuova era proprio per il “Granillo”.
Ricordiamo la scena di un Lillo Foti ancora in piena preda ai propri malanni fisici dell’epoca, ci sembra fosse agosto o al massimo settembre 2015, mentre restituisce le chiavi del “Granillo” al Comune. Ponendo fine ad una convenzione che era ancora in essere, tra Palazzo San Giorgio e quella Reggina Calcio che non era ancora fallita. Risalente ai tempi di Peppe Scopelliti sindaco.
Da quel momento in poi, ironia della sorte, l’unica volta in cui il “Granillo” è risultato essere pronto ed agibile già a metà agosto, per quanto concerne manto erboso e spalti, riguarda il 2023. Ossia l’estate in cui lo stadio c’era, ma la squadra no. Chiedere a Saladini, Cardona e bella gente al seguito.
In tutte le altre estati, i problemi non sono mai mancati. In primis per quanto concerne il terreno di gioco. Un tema spesso ripropostosi anche a campionato in corso. Dato che le farmacie sembrano aver esaurito le pillole per la memoria, ricordiamo che a maggio 2018 si “approfittò” di Pippo Caffo, presidente di quella Vibonese che avrebbe giocato e vinto ai rigori lo spareggio col Troina per la promozione in C. Fu il noto imprenditore a sistemare il prato del “Granillo”, di tasca propria. Pur di non rischiare di essere mandato chissà dove, per un campo neutro.
L’estate del 2018, ce la ricordiamo per i seggiolini che non arrivavano mai. Con la squadra dell’epoca – non scrivere Urbs, non scrivere Urbs, non scrivere Urbs – costretta, sempre per ironia della sorte, a disputare diverse gare interne proprio a Vibo Valentia. Causa indisponibilità del “Granillo”.
Santa, santissima Serie B che ha imposto alcuni lavori strutturali. Relativi ad altri seggiolini, nonché al rifacimento ed all’abbassamento delle panchine. Smarrito il professionismo, l’area circostante interna ed esterna dello stadio si è trasformata in un eterno cantiere. Ci sembra fosse il 2023 quando si è iniziato a scavare, per posizionare le nuove torri faro in gradinata.
Quelle buche enormi si sono spesso trasformate, a seconda delle stagioni, o in sostitute della piscina nel frattempo demolita, o in ufficio per novelli maestri Splinter. E le famose torri faro, finalmente montate in tempo per Operazione Nostalgia di settembre 2025, sembra siano state mal posizionate. Almeno nel leggere i commenti di alcuni cameraman o ex registi di livello nazionale, che conoscono bene il “Granillo”.
Adesso lasciamo il tema delle carenze strutturali. Al di là di ogni atto, delibera, spesa o stanziamento effettuato nell’ultimo decennio. E andiamo su una vergogna non più prorogabile: le carenze igieniche.
Non sappiamo a quale anno risalga l’ultima volta in cui sia stata passata l’aspirapolvere, all’interno delle cabine in tribuna stampa. Probabilmente eravamo ancora in Serie A. Parliamo delle postazioni di commento in diretta, riservate a radio e tv. E sappiamo benissimo che le condizioni dei seggiolini in tutto il resto dello stadio, non sono migliori.
Ciò che invece non sappiamo, per quanto concerne gradinata e curve, è se dopo aver dato una pulitina almeno uno spettatore pagante, a differenza di un giornalista, abbia la possibilità di lavarsi le mani. Nei bagni più facilmente raggiungibili dalla tribuna stampa, sono state molte di più le occasioni in cui dai rubinetti è uscito solo il cartello di Scherzi a Parte. Venendo costretti a recarci, il più delle volte, dal terzo anello a piano terra.
Certo, se poi si gioca di sera e non c’è una squadra di club ad organizzare il match, può capitare una svista “idrica”. Se lo ricorderà in particolare Francesco Totti, che forse la doccia se la sarà potuta fare al fans club della Roma a pochi metri dallo stadio. Dato che acqua negli spogliatoi del “Granillo”, dopo una certa ora in quel settembre 2025 per Operazione Nostalgia, non ne scorreva.
C’è uno stadio lasciato all’abbandono come se fosse una catapecchia, con plexiglass che forniscono un effetto Commodore 64 per chi è costretto ad accomodarvisi davanti. In particolare i portatori di handicap. Con lo spazio interno antistante alla curva nord, utilizzato come parcheggio riservato non solo ai tesserati della Reggina, ma anche a politici e qualche autorità nella passata stagione. E sorvoliamo su tutte quelle erbacce che ci auguriamo, al pari della cancellata in tribuna, siano state già oggetto di una prima sistemata.
Le migliorie apportate dal 2015 ad oggi, sono state forzose. Ossia, dettate da ciò che imponevano i regolamenti delle categorie professionistiche. L’unica iniziativa concreta e meritevole, riguarda la recente intitolazione della sala stampa a Tonio Licordari.
Il “Granillo” è raggiungibile in 20 minuti a piedi dalla stazione centrale. E non dista molto di più, da un aeroporto attualmente collegato con Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Polonia e Spagna. Evitare cantieri infiniti per piscina e Palloncino ed apportare basilari e concrete migliorie, avrebbe consentito a Reggio Calabria di candidarsi per ospitare Euro 2032. Ci ricorderemo invece di farneticanti inviti ad ospitare la finale di Champions League, che paradossalmente richiede parametri più stringenti, in una fase precedente rispetto allo sbarco di Ryanair al “Tito Minniti”.
L’apertura ai concerti – Ultimo sarà… il primo – non riguarda la Reggina, bensì la cittadinanza. Che magari non sarà sempre costretta ad ammassarsi su un bus navetta, sperando di non dover attendere il traghetto delle 2 di notte, per ascoltare Max Pezzali o Eros Ramazzotti a Messina. O ancor peggio, per gustarsi Bryan Adams a Taormina, a spendere il doppio del biglietto per il concerto fra traghettamento, carburante e casello.
Uno stadio di proprietà o in concessione per 90 anni ed oltre, ovviamente alla Reggina, potrebbe rappresentare la vera e definitiva soluzione. Per consentire al “Granillo” ed alla città un grande salto di qualità.
