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Confesercenti: “In Calabria il commercio di vicinato arretra più del resto dell’economia”

Il commercio al dettaglio continua a rappresentare una componente fondamentale del tessuto economico calabrese, ma il settore sta attraversando una fase di difficoltà più marcata rispetto al complesso del sistema produttivo regionale. È quanto emerge dal primo rapporto di Osserva Calabria, l’osservatorio economico e territoriale promosso da Confesercenti Calabria.

L’analisi fotografa una regione che, al 31 maggio 2026, conta 155.825 imprese attive, con una flessione dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A pesare maggiormente è però il comparto del commercio all’ingrosso e al dettaglio, che con circa 45 mila aziende rappresenta quasi il 29% del totale delle attività economiche, ma registra un calo del 3,7%.

“Il commercio di prossimità resta uno dei pilastri dell’economia calabrese, ma sta perdendo terreno con una velocità molto superiore rispetto al sistema imprenditoriale nel suo complesso”, evidenzia Confesercenti nel report.

L’associazione sottolinea inoltre come la diminuzione delle attività commerciali non sia soltanto la conseguenza della riduzione generale del numero di imprese.

“Il commercio, quindi, non arretra semplicemente perché diminuiscono tutte le imprese: perde terreno a un ritmo circa triplo rispetto al totale regionale”, si legge nello studio.

L’andamento negativo interessa tutte le province calabresi, seppure con intensità differenti. La situazione più critica viene registrata a Crotone, dove il numero complessivo delle imprese si riduce del 5,6%, mentre il settore commerciale perde il 7,6%. Seguono Catanzaro (-4,8%), Vibo Valentia (-4,2%) e Cosenza (-3,8%).

Fa eccezione Reggio Calabria, unica provincia nella quale il numero totale delle imprese registra una lieve crescita (+0,4%). Tuttavia, anche in questo territorio il commercio continua a diminuire, con una flessione dell’1,7%. Parallelamente aumentano le attività legate all’alloggio, alla ristorazione e agli altri servizi, segnale di una trasformazione del settore terziario che, secondo il rapporto, non riesce però a compensare la progressiva perdita del commercio di prossimità.

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