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“Salviamo l’Archivio di Stato di Reggio Calabria”

Riceviamo da Filippo Arillotta* e pubblichiamo

Gentile Direttore,

leggo con costernazione del possibile trasferimento in sede da stabilirsi della Soprintendenza Archivistica della Calabria e dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, a causa della difficoltà di reperire locali adatti a custodire il grande patrimonio che conservano.

Si tratterebbe di una sciagura incomparabile per il già malconcio patrimonio culturale pubblico della nostra città; infatti già lamentiamo la chiusura, senza notizie sulla riapertura, dell’archivio storico comunale e della Biblioteca comunale “De Nava”.

Faccio quindi appello ai rappresentanti istituzionali della nostra città, nonché ai candidati sindaco, di farsi carico della soluzione a questo problema che causerà danni irreversibili alla comunità.

Probabilmente qualche lettore riterrà esagerate queste mie parole. Faccio presente che questi luoghi raccolgono e custodiscono la memoria collettiva della città di Reggio e della sua ex Provincia; senza ad esempio gli atti dei notai reggini non avremmo avuto opere storiche che ci han consentito di conoscere la vita di una città e di luoghi che oggi non esistono più, ma che sopravvivono grazie agli atti che ci testimoniano la vita dei nostri antenati.

Faccio inoltre presente che questi luoghi della memoria, ben lungi dall’essere chiusi e autoreferenziali, si aprono grande generosità e professionalità a tutti coloro (e sono tanti, lo posso assicurare) che quotidianamente vi fanno ricerche anche di natura pratica: penso ad esempio ai documenti che riguardano edifici pubblci o privati cdi cui interessa conoscere i progetti originali, che vengono consultati da tutti i professionisti del settore.

Non posso certamente però non condividere la fondamentatale opera didattica che è possibile grazie a questa grande mole di documenti: le attività di Formazione Scuola Lavoro, che hanno aperto alla conoscenza dei nostri alunni il mondo del nostro passato: o anche alla mia recente scoperta di un bellissimo regolamento municipale dei primi dell’800, grazie al quale ho potuto realizzare un partecipato modulo di educazione civica con le mie classi sulla regolamentazione della vita sociale a Reggio nei secoli.

In definitiva è evidente che già separare i depositi dagli addetti ai lavori sarebbe un enorme disagio per gli studiosi; ma trasferirli in altra città, senza alcuna certezza sui tempi del ritorno, sarebbe una sciagura.

La nostra città ha sofferto per cataclismi, invasioni, incendi, furti: non lasciamo che il disinteresse disperda quel poco di memoria che ancora sopravvive.

*ricercatore

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