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Il consigliere regionale Bruno, vicepresidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta: “Ludopatia in crescita, la Regione applichi la legge”

«In Calabria il contrasto alla ludopatia appare ancora insufficiente, mentre cresce un fenomeno che impoverisce famiglie e può favorire infiltrazioni della criminalità organizzata».
È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, e vicepresidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa che ha presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta sullo stato di attuazione delle misure previste dalla legge regionale n. 9 del 2018, il cui primo firmatario era l’on. Arturo Bova all’epoca presidente della Commissione anti-ndrangheta, una delle più avanzate a livello nazionale in materia di contrasto al gioco d’azzardo patologico.
«Quella legge – sottolinea Bruno – nasceva con un impianto chiaro: prevenire la diffusione della ludopatia e contrastare allo stesso tempo i circuiti economici della ’ndrangheta. Oggi, a distanza di anni, dobbiamo constatare che è stata progressivamente svuotata di contenuto attraverso proroghe, modifiche e, soprattutto, ritardi e criticità applicative».
Il consigliere regionale evidenzia come molte delle misure previste – dal distanziometro per le sale gioco agli orari di apertura, fino all’istituzione del logo “No Slot” – non risultino pienamente operative sul territorio. «Non è accettabile – afferma – che norme approvate all’unanimità restino sulla carta mentre, nella realtà, continuano a registrarsi situazioni che richiederebbero maggiore attenzione e uniformità nei controlli».
Al centro della denuncia vi sono anche i dati più recenti sul fenomeno. «Parliamo di cifre impressionanti: oltre 6 miliardi di euro di spesa annua in Calabria, con una media pro capite altissima e circa 60mila persone affette da disturbo da gioco d’azzardo. Numeri che raccontano una vera emergenza sociale, non più rinviabile».
Da qui la richiesta di chiarimenti alla Giunta regionale su più fronti: dall’applicazione concreta delle norme ai controlli effettuati, fino alle risorse destinate ai servizi di prevenzione e cura. «Vogliamo sapere – incalza Bruno – quali misure siano state realmente attuate, quanti Comuni applicano il distanziometro, se esiste un monitoraggio efficace e quali interventi si intendano adottare per invertire una tendenza ormai fuori controllo».
Il capogruppo di “Tridico Presidente” insiste sulla necessità di un cambio di passo. «Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di responsabilità istituzionale. Dietro questi numeri ci sono famiglie che si indebitano, giovani che sviluppano dipendenze, territori che si impoveriscono».
Infine, un appello alla politica regionale: «Serve un’assunzione di responsabilità immediata. La Calabria non può permettersi di lasciare senza risposta un fenomeno che mina la coesione sociale e la legalità. La legge c’è: va applicata fino in fondo, senza ambiguità e senza ulteriori rinvii».

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