“Non sono mai stato affiliato alla ‘ndrangheta. La ‘ndrangheta fa schifo”.
Francesco D’Onofrio, 70 anni, considerato dagli inquirenti un personaggio di primo piano della criminalità organizzata calabrese in Piemonte e già indagato a Milano per il caso di Bruno Caccia, magistrato torinese ucciso nel 1983, ha cominciato così, negando ogni accusa, l’interrogatorio che sostenne davanti alla Dda di Torino lo scorso 11 dicembre nell’ambito di un’inchiesta chiamata Factotum. D’Onofrio è originario di Mileto (Vibo Valentia) e risiede a Moncalieri, popoloso comune alle porte di Torino.
Negli anni Ottanta militò nei Colp – Comunisti organizzati per la liberazione del proletariato, gruppo affiliato a ‘Prima Linea’. Secondo uno dei numerosi pentiti ascoltati dalla procura di Torino, all’interno della ‘ndrangheta ha “la dote di ‘crimine’, che la più alta o una delle più alte”.
“Non sono mai stato affiliato – è stata la sua dichiarazione spontanea – ma non nego di essere stato vicino a qualcuno di loro. Ho sempre condannato però i loro atteggiamenti. Non sono mai stato un capo e non sono mai stato condannato per essere un capo. La ‘ndrangheta fa schifo”.
