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“La vita è fatta di linee spezzate, non di linee dritte”: la storia di Stella raccontata da Claudio Fava nel suo nuovo libro

In Piazzetta San Domenico, si è tenuta la presentazione del libro di Claudio Fava Non ti fidare, edito da Fandango. A dialogare con l’autore è stata la giornalista Francesca Nava, in un confronto intenso che ha intrecciato letteratura, memoria storica e attualità politica.

Il romanzo racconta la storia di Stella Carnevale, una donna cresciuta in Italia con il padre, colonnello argentino in pensione. Trasferitasi da adolescente con la famiglia, Stella non è mai più tornata a Buenos Aires. Tutto cambia quando, sul letto di morte, la madre le lascia un monito «Non ti fidare», da cui Fava prende ispirazione per intitolare il libro. Da quel momento, si incrina la verità che ha accompagnato la sua esistenza e prende forma il dubbio che la sua storia personale sia legata ai crimini della dittatura argentina.

Quel monito diventa il cuore stesso del libro: non fidarsi delle verità preconfezionate, mettere in discussione le narrazioni ereditate, interrogare un passato costruito sul silenzio e sulla rimozione. Stella scopre così di appartenere a una delle vicende più drammatiche della dittatura militare argentina: quella dei figli dei desaparecidos, sottratti alle famiglie d’origine e affidati ai militari o a famiglie vicine al regime.

Al centro del confronto con Francesca Nava è emersa soprattutto la complessità umana di Stella. Quando scopre la verità sulle proprie origini e sui possibili crimini del padre, non intraprende una ricerca lineare della giustizia né recide immediatamente i legami affettivi costruiti nel corso della vita. Al contrario, si muove in uno spazio ambiguo e doloroso, dove amore, identità e memoria si intrecciano senza offrire risposte semplici.

Durante l’incontro, non solo è stata affrontata la vicenda umana vissuta da Stella ma anche le vicende storico-politiche legate alla sua storia. Fava, infatti, ha ricordato i rapporti tra la dittatura argentina e la loggia P2 di Licio Gelli, sottolineando come il regime militare sudamericano fosse osservato con interesse da alcuni ambienti politici europei dell’epoca. Secondo lo scrittore, l’Argentina rappresentò un campo di battaglia attraverso il quale sperimentare modelli autoritari fondati sui valori di «Dio, patria e famiglia» e sulla compressione delle libertà democratiche.

«La vita è fatta di linee spezzate, non di linee dritte», ha osservato Fava. Per questo, Stella rifiuta di sostituire una verità imposta con un’altra verità altrettanto definitiva. Il suo percorso diventa una ricerca di autonomia e autodeterminazione, il tentativo di costruire una propria identità al di là delle aspettative degli altri.

Uno dei momenti più intensi della presentazione è stato la lettura di un brano del romanzo ambientato a Buenos Aires. Stella si trova davanti alla donna che potrebbe essere sua nonna biologica, ma decide di non fermarla e di non rivelarle la propria identità. Una scelta che ha suscitato dibattito tra i lettori, ma che per Fava rappresenta il punto più alto della libertà della protagonista: il diritto di non fare ciò che tutti si aspettano da lei.

Nella parte conclusiva dell’incontro, il dialogo si è spostato sull’attualità argentina e sul governo di Javier Milei. Nava ha evidenziato come il tema della memoria sia tornato al centro dello scontro politico, mentre Fava ha messo in guardia dal rischio di considerare definitivamente archiviate le lezioni della storia. Tra letteratura e impegno civile, l’incontro ha confermato uno dei temi centrali di Trame: la necessità di esercitare il dubbio come forma di conoscenza e di libertà. Perché, come emerge dal romanzo di Fava, la memoria non è mai soltanto un racconto del passato, ma una scelta che riguarda il nostro presente.

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