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Scoperto un maxi cratere sottomarino al largo di Panarea: nuove prospettive per lo studio dei vulcani e degli ecosistemi marini

Una vasta depressione sottomarina e nuovi camini idrotermali sono stati individuati nei fondali al largo di Panarea, nelle Isole Eolie. La scoperta, frutto di una ricerca coordinata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) insieme alla Stazione Zoologica Anton Dohrn, coinvolge anche il Calabria Marine Centre (Crimac) e apre nuovi scenari per la comprensione dell’attività vulcanica sommersa e degli ecosistemi profondi.

Il cratere, largo circa 100 metri e lungo 60, si trova a circa un miglio dall’isola, tra i 60 e gli 80 metri di profondità. L’area, finora sconosciuta, presenta un’intensa attività idrotermale, con emissioni di gas e fluidi provenienti dal sottosuolo marino.

Secondo i ricercatori Antonino Torre, Agostino Semprebello e Alessandro Gattuso, coordinatore dello studio e responsabile della sede operativa Ingv di Milazzo, “la scoperta di questa nuova area caratterizzata da un’intensa attività a nord-est dell’isola di Panarea suggerisce la necessità di riconsiderare l’estensione del sistema idrotermale sottomarino finora conosciuto. Questo risultato pone nuove sfide nello studio della dinamica e dell’energia del sistema e, più in generale, dello stato di attività del complesso vulcanico di Panarea e del suo impatto sull’ecosistema circostante, aprendo nuove prospettive per le attività di ricerca e monitoraggio vulcanico utili all’aggiornamento degli scenari di pericolosità”.

L’indagine è partita dall’analisi dei rilievi acquisiti nell’ambito del progetto Idmar, dedicato allo studio dei fondali marini. Le mappe batimetriche realizzate con tecnologia Multibeam hanno evidenziato strutture mai osservate prima, successivamente interpretate come possibili punti di risalita di fluidi idrotermali.

Per verificare le anomalie individuate, nel mese di luglio è stato impiegato un robot subacqueo telecomandato (Rov), fornito dall’Università di Padova e pilotato da Marco Munari della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Le immagini raccolte hanno confermato una forte attività di degassamento all’interno del grande cratere e nei nuovi camini idrotermali, dove sono state osservate emissioni diffuse lungo le pareti e sul fondo.

Le strutture presentano caratteristiche molto simili a quelle dell’area denominata Smoking Land, individuata nel 2015 nei pressi dell’isolotto di Basiluzzo.

Le riprese del Rov hanno inoltre permesso di ottenere le prime informazioni sugli habitat presenti. Nelle zone con minore attività idrotermale è stata documentata una ricca comunità bentonica, composta principalmente da macroalghe verdi della famiglia Udoteaceae e da numerose colonie della gorgonia Eunicella singularis. Diversa la situazione all’interno del cratere principale, dove l’intenso degassamento favorisce la presenza di estesi tappeti batterici, mentre risultano quasi assenti alghe e organismi fissati al fondale.

Gli studiosi ritengono che il diverso livello di attività idrotermale influenzi in modo significativo la distribuzione della fauna e della flora marine, aprendo la strada a nuove campagne di ricerca dedicate allo studio ecologico di questi ambienti estremi.

Dal punto di vista geologico, il nuovo sito si sviluppa lungo una faglia orientata nord-est/sud-ovest che collega Panarea a Basiluzzo, già nota agli studiosi. Questa struttura rappresenterebbe una delle principali vie di risalita dei gas e dei fluidi provenienti dalle profondità della crosta terrestre.

Il direttore della sezione Ingv di Palermo, Antonio Paonita, sottolinea come “le evidenze ottenute sono il frutto di una lunga tradizione di ricerca che vede la Sezione di Palermo impegnata da più di vent’anni negli studi dei sistemi vulcanici ed idrotermali sottomarini, con particolare riferimento alle Isole Eolie, dove ha sviluppato scienza e tecnologie innovative per il monitoraggio e la modellazione dei processi profondi”.

Anche Teresa Romeo, direttrice della Stazione Zoologica Anton Dohrn Sicilia-Calabria, evidenzia il valore della scoperta: **”apre nuovi scenari che potranno darci informazioni sulla biodiversità di questi complessi ecosistemi che, a fronte della loro estensione, rappresentano laboratori naturali per studiare i cambiamenti climatici e gli adattamenti degli organismi. La sinergia tra le competenze vulcanologiche e quelle biologiche ed ecologiche consente una completa interpretazione della complessità energetica del sistema che, a partire da questa scoperta, potrà essere approfondita attraverso campagne di ricerca e monitoraggio per una maggiore valutazione dei rischi, ma anche per simulazioni specifiche di condizioni estreme”.

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