La criminalità organizzata ha cambiato volto, territori e modalità di azione, fino a rendere ormai superata l’idea di un fenomeno circoscritto soltanto alle regioni storicamente segnate dalla presenza mafiosa. È l’allarme lanciato da don Luigi Ciotti, fondatore e co-presidente di Libera, intervenuto a Bologna durante l’iniziativa organizzata per i vent’anni di Cooperare con Libera Terra, dedicata alla cooperazione e al riutilizzo sociale dei beni confiscati.
«Non c’è regione d’Italia che possa considerarsi esente» dalla presenza delle mafie, ha affermato Ciotti, richiamando la necessità di leggere con strumenti nuovi l’evoluzione delle organizzazioni criminali.
Secondo il fondatore di Libera, infatti, le mafie hanno saputo modificare strategie e capacità di penetrazione nella società e nell’economia. «La presenza criminale e mafiosa si è trasformata – ha spiegato – e allora dobbiamo trasformarci ancora di più noi».
Ciotti ha quindi invitato a non considerare sufficienti i risultati ottenuti negli ultimi decenni sul fronte dell’antimafia e del recupero dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata. «Non possiamo dare per scontate le cose belle, importanti e positive che sono state fatte. Dobbiamo essere orgogliosi delle tappe che si sono succedute nell’arco di questi anni, ma oggi ci vuole uno scatto in più, una maggiore presa di coscienza del problema della presenza criminale e mafiosa».
Il quadro delineato riguarda ormai l’intero territorio nazionale. Le organizzazioni, secondo Ciotti, sono riuscite a consolidare la propria presenza anche nelle aree del Centro e del Nord, arrivando in alcuni casi a creare forme di collaborazione tra gruppi criminali tradizionalmente distinti.
«Loro si sono trasformati. Quello che, ad esempio, abbiamo scoperto a Milano è una mafia con tre teste, dove Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra hanno creato una società insieme», ha sottolineato.
Da qui il richiamo a non leggere più il fenomeno mafioso soltanto attraverso una divisione geografica tra Nord e Sud. «Al Nord sono molto forti, al Centro Italia non solo: non c’è regione d’Italia che possa considerarsi esente», ha concluso don Ciotti.
