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Oggi pomeriggio la presentazione della mostra documentaria “Mons. Alessandro Tommasini Vescovo di Oppido (1792-1818), Arcivescovo di Reggio Calabria(1818-1826)”

Venerdì 18 settembre alle ore 17,30 nella sala “Mons. Ferro” della Curia Arcivescovile, in Via T.
Campanella 63, sarà presentata la Mostra documentaria: “Mons. Alessandro Tommasini Vescovo di
Oppido (1792-1818), Arcivescovo di Reggio Calabria(1818-1826)” promossa dalla Arcidiocesi di
Reggio Calabria- Bova e dalla Prepositura della Basilica Cattedrale in collaborazione con
l’Archivio Storico Diocesano, in occasione del bicentenario della morte del presule reggino.
L’evento si svolge in due momenti: alla prima parte con gli interventi di mons. Pietro Sergi, vicario
episcopale per la cultura, mons. Demetrio Sarica, prevosto della Basilica Cattedrale, del prof.
Renato Laganà, e di padre Pasquale Triulcio, direttore dell’Archivio Storico Diocesano, segue la
inaugurazione della Mostra vera e propria allestita nella Galleria dell’Auditorium.
A chiudere l’evento commemorativo sarà la Celebrazione della S. Messa nella Basilica Cattedrale
“Maria Ss. Assunta” alle ore 19.
L’arcivescovo Alessandro Tommasini è stato l’unico arcivescovo reggino degli ultimi secoli. nato a
Diminniti il 9 febbraio 1756, è stato molto attivo nel periodo della ricostruzione di Reggio e di
Oppido dopo il devastante terremoto del 5 febbraio 1783. Nominato dapprima vescovo della Diocesi
di Oppido Mamertina nel 1792, vi rimase per 26 anni ed ancora oggi è vivo il suo ricordo legato
alla ricostruzione della città e al suo apostolato fra la gente in quel periodo di grande difficoltà.
Il suo episcopato a Reggio iniziò nel 1818 e durò 8 anni, sino alla morte avvenuta il 18 settembre
1826. Furono anni intensi in cui si spese instancabilmente per completare la ricostruzione della
Cattedrale facendo realizzare anche alcune opere d’arte tuttora presenti. A lui si deve la fondazione
della Biblioteca pubblica in città e l’istituzione della provincia reggina. Fu un pastore molto amato
dal suo popolo, al quale era sempre vicino nelle necessità spirituali e materiali, ed il suo ruolo fu
determinante nella storia religiosa, culturale e sociale del territorio reggino.

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