“L’indifferenza è il peso morto della storia” - Antonio Gramsci
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Caro vescovo di Crotone, dov’è?

Riceviamo e pubblichiamo:

“La lettera di un religioso messo ai margini – Una comunità chiede presenza, ascolto e trasparenza. Il malcontento cresce attorno a una guida percepita da molti come distante dal territorio e troppo concentrata sulle dinamiche interne alla diocesi, con gli interessi di pochi preti.

Cara Eccellenza, dove è? È una domanda semplice, forse persino brutale. Io non la vedo mai. Ma è una domanda che, sempre più spesso, si sente rivolgere tra la gente. Perché un vescovo dovrebbe essere riconoscibile dalla sua comunità, dovrebbe stare tra le persone, nelle parrocchie, nelle periferie, accanto a chi soffre. Dovrebbe essere, prima di tutto, un pastore.

A Crotone, invece, cresce la percezione di una persona distante. Una presenza che molti faticano persino a vedere e a riconoscere nel quotidiano della città.

E allora la domanda diventa ancora più pesante: Eccellenza, lei sta guidando una Chiesa o sta amministrando un’azienda?

Perché una diocesi non è un consiglio di amministrazione. Non è fatta soltanto di incarichi, nomine, equilibri interni e decisioni calate dall’alto. È fatta di persone. Di sacerdoti. Di fedeli. Di famiglie. Di ultimi.
Ed è proprio sul modo in cui vengono assunte alcune decisioni che si concentrano oggi molti interrogativi.

Attorno al vescovo, secondo una percezione diffusa all’interno della comunità ecclesiale, ma che nessuno osa dire, si sarebbe consolidato un ristretto gruppo di sacerdoti: don Oreste Mangiacapra, don Mario Codamo, don Giovanni Barbara e don Massimo Cavallo.

Quattro figure che, secondo le critiche circolate in questi mesi, avrebbero acquisito un peso significativo nelle dinamiche interne alla diocesi. Ma la domanda è inevitabile: chi decide davvero?

Il vescovo o il ristretto gruppo di consiglieri che lo circonda?
E ancora: quanto hanno pesato queste relazioni nelle scelte compiute nei confronti degli uomini e delle strutture che avevano caratterizzato la precedente gestione pastorale?

Il tema riguarda anche il vicariato e il cambiamento dell’incarico precedentemente. Una decisione che ha lasciato interrogativi e che, per alcuni, è stata interpretata come una netta discontinuità rispetto alla stagione precedente.

Ma c’è un’altra questione che merita chiarezza: quella dei collaboratori di monsignor Panzetta.

Diverse persone che avevano lavorato con il precedente vescovo sono state progressivamente messe ai margini o hanno perso ruoli e incarichi. È una normale scelta di riorganizzazione? Oppure siamo davanti a una precisa volontà di cancellare una stagione della diocesi? Lei non ha nemmeno conosciuto Panzetta, quindi certe decisioni sono poco comprensibili.

La comunità merita una risposta e merita di sapere se le decisioni siano state assunte dopo un reale confronto oppure sulla base delle informazioni ricevute da una cerchia ristretta.

Perché se un sacerdote viene sostituito, se un collaboratore viene allontanato, se un equilibrio viene completamente modificato, non basta dire che sono “scelte del vescovo”. Un vescovo ha anche il dovere pastorale di spiegare, quando necessario, le ragioni delle proprie decisioni.
Un pastore ascolta tutti. Anche chi non appartiene alla sua cerchia. Anche chi ha avuto rapporti stretti con il predecessore.
Se davvero alcune persone sono state giudicate senza essere adeguatamente ascoltate, sarebbe una questione gravissima. E se invece sono state ascoltate, allora sarebbe utile conoscere le ragioni delle decisioni assunte.
Perché il silenzio, in una comunità già attraversata da malumori, finisce soltanto per alimentare altri interrogativi.

Crotone non chiede un vescovo da ufficio. Chiede una presenza. Eccellenza, lei è venuto portandoci la cultura, pensando avessimo l’anello al naso, e si è fatto circuire da poche persone? Ma scherza? Questa è la cultura?

La chiesa di Crotone chiede un pastore che conosca le sue strade, le sue parrocchie, i suoi sacerdoti e le sue fragilità. Chiede una guida capace di stare in mezzo alla gente e non soltanto dentro le stanze del potere ecclesiastico. E allora, cara Eccellenza, si faccia vedere.

Venga tra la gente. Parli con i sacerdoti. Ascolti chi è stato messo da parte. Incontri chi non fa parte della sua cerchia. Perché una Chiesa che non ascolta rischia di diventare soltanto una struttura amministrativa.

E Crotone non ha bisogno di un amministratore. Ha bisogno di un pastore”.

Martino.

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