La sicurezza nei luoghi di lavoro continua a mostrare forti criticità nel Mezzogiorno. La Sicilia si colloca al secondo posto in Italia per incidenza degli infortuni mortali, preceduta soltanto dalla Calabria, mentre il sindacato denuncia nell’Isola una carenza di personale destinato alle attività ispettive.
A fotografare la situazione siciliana sono i dati relativi al 2024 e al 2025 trasmessi dal Dipartimento regionale del Lavoro alla Cgil dopo una richiesta di accesso civico agli atti.
Secondo il sindacato, la capacità di controllo sarebbe condizionata soprattutto dalla scarsità degli organici. «La Regione dispone di 110 tra ispettori e personale del nucleo dei carabinieri a fronte di un fabbisogno dichiarato di 303 unità», affermano il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino e il segretario confederale regionale Francesco Lucchesi.
Il quadro tracciato dai due rappresentanti sindacali evidenzia inoltre una riduzione delle verifiche effettuate nelle aziende tra il 2024 e il 2025, accompagnata da un aumento delle irregolarità riscontrate. Le imprese sottoposte a ispezione sono infatti passate da 3.817 nel 2024 a 3.244 nel 2025.
La situazione assume particolare rilievo anche nel confronto con il resto d’Italia. Gli ultimi dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering collocano la Calabria al vertice nazionale per incidenza degli infortuni mortali in occasione di lavoro, con 30,3 vittime ogni milione di occupati. Subito dopo si trova la Sicilia, con un indice di 23,5. Entrambe rientrano nella cosiddetta “zona rossa”.
In Sicilia, secondo i dati richiamati dalla Cgil, dall’inizio dell’anno sono stati registrati complessivamente 42 infortuni mortali.
Di fronte a questi numeri, il sindacato torna a chiedere alla Regione un intervento straordinario che agisca contemporaneamente su prevenzione, vigilanza e formazione. Tra le richieste figurano il rafforzamento degli organici ispettivi, una maggiore trasparenza nella diffusione dei dati e un coordinamento più stretto tra gli organismi pubblici impegnati nei controlli.
Per Mannino e Lucchesi occorre costruire «un sistema di prevenzione e vigilanza in grado di intervenire prima che le irregolarità si trasformino in sfruttamento, precarietà, dumping contrattuale, condizioni di rischio per la salute e la vita dei lavoratori».
Le maggiori carenze di personale ispettivo si concentrerebbero nelle principali province siciliane. A Palermo il fabbisogno indicato è di altre 42 unità, a Catania di 25, a Siracusa di 21, a Trapani di 20 e a Ragusa di 17.
La Cgil considera positivamente il concorso per l’assunzione di 52 nuovi ispettori, giudicandolo però insufficiente rispetto alle necessità complessive indicate dalla stessa amministrazione regionale.
Il sindacato richiama infine l’attenzione sulle condizioni nelle quali viene svolta l’attività lavorativa. «Organizzazione del lavoro, tempi, turnazioni, mezzi utilizzati, stress e fatica concorrono a determinare il rischio e devono entrare nelle politiche regionali di prevenzione», sostengono Mannino e Lucchesi.
Un’emergenza che, pur partendo dai dati siciliani, chiama direttamente in causa anche la Calabria: secondo l’ultimo rapporto Vega aggiornato a luglio 2026, è proprio la regione calabrese a registrare l’incidenza più elevata d’Italia delle morti avvenute in occasione di lavoro.
