“In un’epoca dominata dalla tirannia dell’effimero, dove i contenuti culturali vengono consumati con la stessa velocità e distrazione con cui si scorre un feed digitale, la nuova stagione 2026/2027 di AMA Calabria si erge non come una semplice rassegna di spettacoli, ma come un vero e proprio manifesto di resistenza ontologica. Tra le mura storiche del Teatro Comunale di Catanzaro e del Teatro Grandinetti di Lamezia Terme, si sta per consumare un esperimento culturale di rara ambizione: restituire al teatro la sua funzione originaria di agora, di spazio vivo dove la comunità si incontra, si interroga e, soprattutto, si trasforma. Analizzando il cartellone, emerge con prepotenza una scelta curatoriale coraggiosa e lungimirante: quella di rifiutare la logica della nicchia per abbracciare una pluralità linguistica che fa della diversità la sua forza. Non siamo di fronte a un accostamento casuale di titoli, ma a un disegno organico dove la tradizione dei grandi classici – da Eduardo a Pirandello, da Fo a Scarpetta – entra in collisione feconda con le avanguardie della musica contemporanea, le nuove drammaturgie seriali e le espressioni più vibranti della scena internazionale. È un percorso che non si limita a offrire intrattenimento, ma invita il pubblico a un attraversamento di confini: quelli generazionali, quelli geografici, quelli tra “alto” e “popolare”, quelli tra la certezza del noto e il rischio dell’ignoto.
Ed è proprio qui, nel cuore di questa strategia, che risiede la chiave di volta dell’intera operazione: la ridefinizione del concetto di Meraviglia. La campagna di lancio, con il suo claim diretto “Il Teatro è Meraviglia”, potrebbe a una lettura frettolosa sembrare un invito alla leggerezza. Nulla di più fuorviante. La meraviglia che AMA Calabria propone per la stagione 2026/2027 non è quella passiva dello stupore davanti all’effetto speciale, né quella consolatoria dell’evasione dalla realtà. È, al contrario, una meraviglia attiva che nasce quando ci troviamo di fronte a qualcosa che non comprendiamo immediatamente, qualcosa che rompe i nostri schemi mentali. Meravigliarsi, in questa stagione, significa accettare di essere condotti “Oltre il Confine” delle proprie abitudini percettive. Significa lasciarsi destabilizzare dalla coscienza civile di Bartali, interrogare la complessità umana ne Il Sindaco del Rione Sanità, o scoprire come un valzer de La Vedova Allegra possa nascondere una feroce critica sociale. La meraviglia diventa così la conseguenza necessaria dell’aver varcato un limite: è la luce che si accende quando si ha il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort culturale.
In questo contesto, la scelta dell’abbonamento assume un valore che trascende la mera convenienza economica per diventare un atto politico e culturale. Abbonarsi alla stagione AMA Calabria non significa semplicemente prenotare un posto a teatro; significa stipulare un patto di fedeltà con la propria comunità, significa dire “io ci sarò”, significa affidarsi al flusso del tempo e accettare il rischio della scoperta. Mentre lo spettatore occasionale cerca la conferma di ciò che già conosce, l’abbonato accetta di accompagnare la stagione nel suo intero sviluppo, concedendosi la possibilità di essere sorpreso, talvolta anche disorientato, ma sempre arricchito. È la differenza tra chi consuma un singolo contenuto e chi abita un processo culturale.
Catanzaro e Lamezia Terme, in questa visione, smettono di essere due poli distanti per diventare le due anime di un unico, grande corpo culturale calabrese. La stagione dimostra che il teatro può essere il collante di una regione, il luogo dove le differenze territoriali si fondono in una condivisione di valori ed emozioni. È la prova che la cultura non è un lusso per pochi eletti, ma un’infrastruttura necessaria per la crescita civile di un popolo.
La stagione 2026/2027 di AMA Calabria parte, dunque, da una convinzione che, nella sua semplicità, è rivoluzionaria: la cultura non è un intervallo decorativo della vita quotidiana, non è la pausa caffè dell’esistenza. È lo strumento più affilato che possediamo per comprendere la realtà, per interrogare le nostre certezze e per immaginare futuri possibili. Tornare a teatro, in questa prospettiva, non è un atto di nostalgia per un passato glorioso, ma un gesto di fiducia nel futuro. Non si tratta solo di assistere a uno spettacolo, ma di entrare in una narrazione collettiva, di attraversarla passo dopo passo, lasciandosi guidare da quella meraviglia che non finisce con il calare del sipario, ma che continua a lavorare dentro di noi, trasformando la serata in esperienza, e l’esperienza in consapevolezza. Perché, in definitiva, la vera meraviglia non è ciò che vediamo sul palco. La vera meraviglia è ciò che diventiamo quando osiamo andare Oltre il Confine”.
Così il direttore artistico Francescantonio Pollice.
