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Nuova perquisizione nell’ufficio del funzionario del Tribunale di Milano che avrebbe cercato di restituire soldi confiscati alla cosca Condello

Nuovi accertamenti sono in corso al Palazzo di Giustizia di Milano nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge un dipendente amministrativo di 54 anni, già autista, accusato di tentata truffa e falso con l’aggravante mafiosa. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria sono tornati al settimo piano del Tribunale, dove si trova l’ufficio dell’uomo, posto sotto sequestro lo scorso luglio.

L’attività investigativa, condotta sotto il coordinamento del pm Stefano Ammendola, punta a verificare se il caso relativo alla somma di denaro sequestrata e poi confiscata non rappresenti un episodio isolato. Secondo l’ipotesi accusatoria, il funzionario avrebbe cercato di favorire la restituzione di quasi un milione di euro a un quarantenne ritenuto vicino alla cosca Condello della ’ndrangheta, anch’egli destinatario dell’indagine.

Gli investigatori, affiancati dalla presenza del difensore del dipendente, l’avvocato Roberto Grittini, stanno acquisendo e passando in rassegna la documentazione relativa alle pratiche trattate dall’uomo. Il funzionario, infatti, si occupava anche di procedure riguardanti dissequestri e restituzioni di somme di importo complessivo molto elevato. L’obiettivo è accertare l’eventuale presenza di ulteriori anomalie.

Particolare attenzione è rivolta anche al procedimento nel quale sarebbe maturato il presunto tentativo di far trasferire al quarantenne la somma confiscata. Secondo la difesa, però, i documenti relativi a quella pratica non si troverebbero all’interno dell’ufficio.

I dispositivi informatici erano già stati sequestrati durante i precedenti accertamenti. Nel corso delle nuove operazioni gli investigatori stanno inoltre verificando la presenza di numerosi beni custoditi nei locali: tra questi, una decina di armi, denaro contraffatto e diversi gratta e vinci. L’ufficio, secondo quanto emerso dall’indagine, sarebbe stato utilizzato anche per conservare oggetti e valori sottoposti a sequestro.

Al centro della contestazione c’è un documento che, secondo la Procura, sarebbe stato predisposto e firmato dal funzionario e nel quale sarebbe stata indicata la restituzione del denaro al quarantenne. La richiesta arrivò successivamente a Equitalia Giustizia, che il 15 luglio domandò chiarimenti alla presidenza della sezione Gip, non risultando agli atti alcun provvedimento che autorizzasse la restituzione della somma.

Il giorno successivo partirono quindi le verifiche che hanno portato agli sviluppi investigativi successivi.

Gli accertamenti proseguono ora sulle altre pratiche amministrative gestite dal 54enne, con l’obiettivo di verificare se siano emerse ulteriori irregolarità. Nel frattempo, l’uomo, che in precedenza svolgeva anche mansioni di autista, è stato trasferito a un altro incarico presso un diverso ufficio della Lombardia.

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