di Claudio Cordova – La campagna elettorale è il momento più basso di espressione della razza umana. Ovunque. Se poi si aggiunge la combinazione che a Reggio Calabria la bassezza sia un prerequisito abbastanza diffuso e consolidato, non deve sorprendere che la propaganda di queste settimane in vista del voto comunale stia viaggiando a livello rasoterra, in attesa del rush finale dove, verosimilmente, un po’ tutti non esiteranno a scavare, per qualche voto in più.
In questi giorni, sui vari profili di chi ambisce a diventare consigliere comunale e sui membri dei rispettivi fan club è “virale” (come si dice di questi tempi) un video del candidato del centrodestra, Francesco Cannizzaro, che, braccia in su, pancia di fuori e cervello non si sa dove, inneggia alla resurrezione di Reggio, affidandosi alla Madonna della Consolazione e alla Provvidenza divina.
Imbarazzante. Lombrosianamente e contenutisticamente.
Niente di nuovo, purtuttavia. Matteo Salvini che bacia il rosario è qualcosa che ricordiamo tutti.
Niente di nuovo, anche nell’opposizione.
Perché il centrosinistra, dato al momento indietro in maniera siderale – sia nei sondaggi, sia nel colpo d’occhio delle piazze – continua sulla falsariga di sempre: lo sfottò e la messa in ridicolo dell’avversario.
Ora, di badi bene, Cannizzaro è quello. Sempre lombrosianamente e contenutisticamente. Un soggetto improbabile, che ricordiamo per l’intervento in Parlamento con la sciarpa della Reggina al collo. Forse qualcuno lo scopre oggi. Sono i turisti della politica, che compaiono ogni cinque anni, alla ricerca di un posto al sole e, oggi, di un lauto stipendio. Non di certo chi firma quest’articolo, che si occupa di lui (suo malgrado) da quando si è formato nella gloriosa scuola politica (sic!) di Totò Caridi.
E, però, se, come sembra, la città di Reggio Calabria sarà consegnata al centrodestra e nella fattispecie a Francesco Cannizzaro da Santo Stefano d’Aspromonte, il responsabile è uno solo: Giuseppe Falcomatà. Gli anni di centrosinistra hanno fatto fare non uno, ma una decina di passi indietro alla città. Inevitabile che oggi Reggio Calabria navighi verso il centrodestra. Del resto, se persino uno come Nino Minicuci è riuscito a portare, allo scorso giro, Falcomatà al ballottaggio…
E chi oggi si riconosce nei valori progressisti, anziché sparare sulla Croce Rossa (ossia i contenuti e i modi di Cannizzaro) dovrebbe invece un attimo scendere dal piedistallo della presunta superiorità culturale e urlare, scrivere a caratteri cubitali, un unico concetto, che può essere l’unica strada verso cui incamminarsi per poter sperare in un risultato diverso dalla sconfitta: la netta discontinuità con gli anni di Falcomatà.
Anni in cui la città non ha avuto una rotta. Anni in cui la linea politica è stata quella di rattoppare una buca, aggiustare un’altalena o ripristinare una fontanella. Anni in cui al concerto del Primo Maggio si è pensato bene di portare Iva Zanicchi. Anni in cui non si è riusciti a dare una parvenza di normalità nemmeno al salotto buono della città, si pensi, su tutte, alle condizioni del lido comunale.
L’elenco potrebbe essere infinito.
Invece, anche nel corso dell’ultimo incontro, Mimmetto Battaglia, che salvo imprevisti sembra destinato a fare la parte dello sparring partner, continua con una tiritera stantia quanto lo sfottò dell’avversario: le casse comunali disastrate per quanto fatto quindici (QUINDICI) anni fa e il risanamento dei conti. Quando, invece, servirebbe comunicare quello che gli anni di Falcomatà non hanno mai saputo comunicare: un’idea di città.
Una Reggio turistica? Inclusiva? Industriale? Spaziale?
Che si dica qualcosa, oltre gli ormai celeberrimi cestini della spazzatura con cui posò Falcomatà con i suoi ex amici.
Altrimenti poi, perdere le elezioni contro uno che, con la “panza” di fuori invoca Madonne varie, sarà ancora più umiliante.
