La Calabria possiede uno dei patrimoni forestali più estesi d’Italia, ma non riesce ancora a trasformare pienamente questa ricchezza in sviluppo industriale, occupazione e crescita economica. È il paradosso della filiera bosco-legno-energia sul quale intervengono Francesco Gatto, segretario generale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, Rinaldo Tedesco della FLAI CGIL e Pino Riccio della FILCTEM CGIL Area Vasta, chiedendo alla Regione un cambio di passo nelle politiche forestali e industriali.
«La Calabria dispone di circa 700mila ettari di superficie forestale, tra proprietà pubbliche e private, con un coefficiente di boscosità superiore alla media nazionale. Eppure, a questa ricchezza non corrisponde un adeguato sviluppo della filiera produttiva. Registriamo una forte carenza nella produzione di legname di qualità e semilavorati industriali, mentre gran parte della materia prima non viene valorizzata attraverso processi di trasformazione sul territorio. Una contraddizione che richiede una programmazione capace di collegare la gestione dei boschi alle esigenze del sistema produttivo», affermano i tre segretari.
Una quota rilevante del materiale ricavato dalle attività forestali viene destinata alla produzione di cippato per gli impianti a biomasse. Secondo le stime richiamate dalle organizzazioni sindacali, la produzione locale coprirebbe tuttavia soltanto il 55% del fabbisogno complessivo delle centrali, rendendo necessario il ricorso a forniture esterne per sostenere livelli produttivi più elevati.
«Occorre pianificare meglio l’intera filiera, tenendo conto della disponibilità effettiva della risorsa, della sostenibilità dei prelievi e delle esigenze industriali ed energetiche. Il tema delle biomasse va affrontato senza contrapposizioni, riconoscendo il ruolo fondamentale degli impianti esistenti nella produzione di energia rinnovabile e nella salvaguardia dell’occupazione. Nella sola provincia di Crotone operano tre impianti che garantiscono, tra lavoratori diretti, indiretti e indotto, un bacino stimato di quasi mille addetti. Un patrimonio produttivo e professionale che deve essere tutelato e valorizzato», si legge ancora nella nota.
Per CGIL, FLAI e FILCTEM dell’Area Vasta è necessario promuovere un utilizzo più efficiente delle risorse forestali e degli impianti energetici, favorendo anche il recupero del calore prodotto nei processi di cogenerazione e, dove sostenibile, soluzioni energetiche al servizio degli edifici pubblici e delle comunità locali. L’obiettivo deve essere ridurre sprechi, emissioni e dipendenza dalle fonti fossili, assicurando ricadute concrete sui territori.
Altrettanto urgente è il rilancio del lavoro forestale, che ha contribuito in maniera determinante alla costruzione e alla conservazione del patrimonio boschivo calabrese fin dai primi anni Settanta.
«Quel patrimonio è anche il risultato del lavoro di migliaia di maestranze forestali. Negli anni, però, politiche prive di una visione di lungo periodo hanno progressivamente ridimensionato il settore, senza garantire un adeguato ricambio generazionale. Oggi gli organici sono sempre più ridotti, mentre aumentano le esigenze di manutenzione, prevenzione e gestione del territorio. Non possiamo accettare che la forestazione venga accompagnata verso un lento esaurimento», dicono Gatto, Tedesco e Riccio.
Secondo le tre organizzazioni, la carenza di manodopera forestale e il mancato sviluppo della trasformazione industriale rappresentano due aspetti della stessa criticità. Il ricorso alle importazioni, a fronte di risorse locali non adeguatamente valorizzate, limita infatti le opportunità occupazionali lungo l’intero ciclo produttivo, dal bosco alla lavorazione del legno.
«Servono nuove assunzioni, ma inserite in un progetto serio di qualificazione del lavoro. Abbiamo bisogno di operai forestali, tecnici e professionisti specializzati nella pianificazione, nella prevenzione e nella gestione sostenibile delle foreste. Non assunzioni fini a sé stesse, ma un investimento nel capitale umano, capace di coniugare occupazione, innovazione e tutela ambientale».
Un altro tema centrale è quello degli incendi boschivi, che continuano a rappresentare una minaccia per il territorio, anche a fronte di una possibile riduzione del numero degli episodi rispetto agli anni precedenti.
«La prevenzione deve essere garantita durante tutto l’anno attraverso la manutenzione dei boschi, la gestione della vegetazione e il ripristino della viabilità forestale. Assicurare l’accessibilità delle aree boscate significa consentire interventi più rapidi ed efficaci da terra, limitando il ricorso ai mezzi aerei alle situazioni che ne richiedono l’impiego».
Da qui la richiesta alla Regione Calabria di dare piena attuazione a una nuova Strategia forestale, sostenuta da risorse adeguate e investimenti pluriennali, capace di integrare tutela ambientale, produzione energetica, sviluppo industriale e politiche attive del lavoro: «Bisogna valorizzare le professionalità degli operai idraulico-forestali ancora in servizio, affiancandole con nuovi ingressi qualificati e competenze moderne. La foresta calabrese deve diventare più produttiva e, contemporaneamente, maggiormente protetta. Ambiente e industria non sono realtà contrapposte, ma parti di un unico sistema che può generare sviluppo sostenibile e occupazione stabile».
«La Calabria deve scegliere di considerare il proprio patrimonio boschivo una risorsa strategica per il futuro. Per questo chiediamo l’apertura di un confronto strutturato con la Regione e tutti i soggetti interessati, affinché si passi dagli interventi frammentati a una programmazione concreta, capace di sostenere le imprese, salvaguardare il lavoro esistente e creare nuove opportunità per le future generazioni», conclude la nota.
