Dopo l’Anteprima vissuta nel giugno scorso a Tropea la Calabria arriva a Terra Madre 2026 da vera protagonista dell’evento di Slow Food che si svolge a Torino dal 24 al 27 Settembre. Oltre 70 aziende espositrici calabresi saranno protagoniste dell’area mercato su Via Roma mentre lo stand istituzionale animerà Piazza San Carlo per raccontare la biodiversità alimentare che la Calabria presenta nella città sabauda con un ricco programma di appuntamenti, incontri, degustazioni, laboratori del gusto, eventi che vedranno lavorare in sinergia Slow Food Calabria, Arsac, la Regione Calabria e i 13 Gal regionali.
La biodiversità, il tema su cui Slow Food lavora da 40 anni, ideando progetti innovativi come l’Arca del Gusto, i Presìdi Slow Food e l’Alleanza Slow Food dei cuochi, è il focus della manifestazione. Antidoto alla monocultura in tutte le sue forme, la biodiversità è il principio con cui si vuole costruire un vivere civile in armonia con le risorse naturali, imperniato su una cultura di pace, come strumento che unisce superando confini e sovranismi. È una diversità agricola, ma anche sociale e culturale per la quale anche la Calabria dirà la sua in maniera autorevole, presentando, in occasione dell’evento torinese ben 4 nuovi presidi che arricchiranno la rete regionale del movimento con la chiocciola.
Quattro identità alimentari della Calabria che vedranno il debutto a Terra Madre e che saranno presenti sia nel Mercato che presentati all’interno dello stand della Calabria. L’aglio rosa di Nicastro, coltivato nelle fertili terre a nord di Lamezia Terme, deve il suo nome alle striature colorate che caratterizzano i suoi bianchi spicchi. Si tratta di un aglio dal profumo intenso e persistente ma dal sapore delicato, che lo rendono ideale per insaporire le pietanze o, in alcuni casi, nella lavorazione dei salumi. Per lungo tempo la pesca tardiva di Magisano (Catanzaro) ha rappresentato una delle principali fonti di reddito per le famiglie della zona. I frutti, caratterizzati da una buccia di colore bianco-verde e sfumature rosate e da un sovracolore rosso, si distinguono per succosità e profilo aromatico e la rendono una varietà particolarmente apprezzata. Se la delicatezza e la scarsa conservabilità ne hanno da un lato limitato la diffusione, dall’altro hanno fatto sì che si rinsaldasse il legame territoriale con l’area di provenienza. Le sfide legate allo spopolamento, tuttavia, ne mettono oggi in discussione la sopravvivenza, anche per via del ciclo di vita piuttosto breve delle piante, che raramente supera la dozzina di anni di piena produttività. È possibile trovare la pesca tardiva di Magisano e l’aglio rosa di Nicastro nell’area espositori di via Roma. I due Presìdi sono sostenuti da Regione Calabria, Assessorato all’Agricoltura nell’ambito del progetto Presidiamo la Calabria.
L’oliva geracese, diffusa soprattutto tra i comuni di Monasterace e Brancaleone, è di forma obovata, dal sapore marcato e deciso con note vegetali di muschio, menta, finocchio, basilico, rosmarino e salvia. Destinata perlopiù al frantoio, non di rado viene utilizzata anche come oliva da mensa o nella produzione di conserve, preparazioni in salamoia, paté, e per le tradizionali olive schiacciate. Un tempo ampiamente diffusa, questa varietà soffre oggi il progressivo abbandono delle terre marginali ed è minacciata anche dai frequenti incendi che colpiscono l’area. Spostandosi verso l’Aspromonte e le Serre calabresi, tra i 400 e i 1200 metri di altitudine si coltivano i fagioli pappaluni, di cui esistono principalmente due tipologie: una bianca e una violacea, con sfumature che vanno dal verde al nero, dal marrone al giallo ocra. In cucina, si prestano sia a essere utilizzati come contorno, minestre leggere o piatti asciutti, sia in preparazioni più ricche, come la minestra con borragine selvatica o la pasta e fagioli aspromontana. In campo, sono invece piante rampicanti che possono raggiungere i quattro metri di altezza, motivo per cui la tecnica tradizionale di coltivazione prevede l’utilizzo di pali di castagno prelevati nei boschi della zona.
Un quinto presidio ovvero quello nazionale della Castanicoltura tradizionale, che riguarda e coinvolge anche la Calabria, troverà spazio tra gli appuntamenti in programma nello stand istituzionale di Piazza San Carlo mettendo al centro la rigenerazione delle Terre Alte nel loro complesso. Nei giorni di Terra Madre, inoltre, sarà presentata a Torino la nascita della nuova condotta Slow Food di Cosenza.
