L’intelligenza artificiale non deve essere né temuta come una forza destinata a sostituire l’uomo né considerata un processo che sia possibile arrestare. La sfida, piuttosto, è governarne lo sviluppo mantenendo al centro la persona.
È il messaggio lanciato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini nel videointervento rivolto ai partecipanti di “Harmonic Innovation: Words of Hope for a Magnifica Humanitas”, l’iniziativa promossa da Entopan insieme ad Harmonic Innovation Group.
«Credo che dobbiamo liberarci da due paure opposte: quella di chi pensa che l’intelligenza artificiale possa sostituire l’uomo e quella di chi pensa di poter fermare l’innovazione», ha affermato Bernini. Per la ministra, l’IA «non è il domani dell’uomo, è oggi uno strumento nelle nostre mani».
Il punto centrale, secondo Bernini, riguarda dunque la capacità delle persone e delle istituzioni di stabilire come utilizzare le nuove tecnologie. «Siamo noi a darle una direzione, siamo noi a decidere per che cosa usarla, quali limiti darle, quali opportunità costruire attraverso l’intelligenza artificiale».
Una riflessione che la ministra ha collegato al principio della “Magnifica Humanitas”, richiamando una concezione dello sviluppo tecnologico che mantenga come riferimento la dignità, la libertà e la responsabilità della persona.
«La persona umana è fine, mai mezzo», ha sottolineato Bernini. Per affrontare la trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale, secondo la ministra, non servono quindi meno strumenti tecnologici, ma una maggiore capacità di far dialogare discipline che troppo spesso procedono separatamente.
«Abbiamo bisogno di più umanesimi, di nuovi umanesimi capaci finalmente di ricucire ciò che per troppo tempo abbiamo tenuto separato: science and humanities, filosofia e ingegneria, etica e algoritmo».
Anche di fronte a sistemi sempre più avanzati, resta infatti una responsabilità che non può essere affidata alle macchine. «Possiamo costruire macchine sempre più potenti, ma la domanda su perché, per chi e verso dove utilizzarle resterà sempre profondamente umana», ha osservato la titolare del ministero dell’Università e della Ricerca.
Da qui il concetto di “innovazione armonica”, interpretato come ricerca di un equilibrio tra progresso tecnologico e centralità dell’uomo.
«Non frenare il cambiamento ma dargli una direzione. Non avere paura della tecnologia, ma avere la capacità di accompagnarla e di governarla», ha concluso Bernini. «Il futuro non lo deciderà l’intelligenza artificiale, lo decideremo noi attraverso l’uso che oggi sapremo farne».
