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Mafie al Nord, Carbone chiede di correggere la delibera del Csm: “Errore macroscopico escludere quelle Procure”

Il consigliere laico del Csm Ernesto Carbone ha presentato una richiesta di apertura pratica per modificare il testo della delibera approvata dalla Quinta Commissione lo scorso 11 giugno, chiedendo che tra le procure distrettuali impegnate in territori ad alta presenza di criminalità organizzata di stampo mafioso vengano incluse anche quelle del Nord Italia.

Secondo Carbone, l’attuale formulazione del provvedimento non rispecchia la reale diffusione del fenomeno mafioso nel Paese. “Non includere le procure del Nord Italia fra quelle operanti in aree caratterizzate da alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso rappresenta un errore macroscopico e un totale travisamento della realtà oggettiva”, afferma il consigliere, definendo “inammissibile” una simile impostazione da parte dell’organo di autogoverno della magistratura.

Per Carbone, infatti, “con tale determinazione viene trascurata e travisata l’evoluzione del fenomeno mafioso in Italia”. A suo avviso, “la criminalità organizzata nelle regioni del Nord esiste e, per certi aspetti, è molto più pericolosa delle tradizionali forme di manifestazione tipiche del Mezzogiorno, in quanto subdola e insinuata nelle maglie del sistema economico-imprenditoriale che sorregge il nostro Paese”.

Nella richiesta vengono richiamati numerosi procedimenti giudiziari che, negli ultimi anni, hanno documentato la presenza stabile delle organizzazioni mafiose nelle regioni settentrionali. Tra questi figurano il processo Hydra in Lombardia, il processo Minotauro in Piemonte e le inchieste Aemilia e Grimilde in Emilia-Romagna. Carbone ricorda inoltre il recente arresto a Bologna di Antonio Messina, ritenuto il cassiere di Matteo Messina Denaro.

“Come noto, proprio nelle aree economicamente più sviluppate, che ancora oggi sono situate al Nord, c’è maggior rischio di infiltrazioni criminali, laddove si concentrano capitali, infrastrutture, grandi opere pubbliche, servizi di ogni natura. La mafia è presente al Nord, come dimostrato da decenni di indagini e processi in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria”, sottolinea il consigliere.

Da qui l’appello a rafforzare gli strumenti di contrasto istituzionale al fenomeno. “È pacifico, quindi, che le organizzazioni mafiose operano stabilmente nel Nord Italia e che si insinuano, subdolamente, nell’ambito di attività (specialmente economiche) lecite: occorre approntare, senza ritardo, un rafforzamento, in primis a livello istituzionale, del contrasto al fenomeno. Il nostro Paese non può permettersi un passo indietro nella lotta alla criminalità organizzata”, conclude Carbone.

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