“Sono trascorsi sei mesi dal ciclone e dall’alluvione del 12 e 13 febbraio, ma troppe delle ferite provocate alla città sono ancora aperte. Sei mesi sono un tempo sufficiente per passare dall’emergenza agli interventi. A Cosenza, purtroppo, in troppi casi questo non è avvenuto”.
Lo afferma Giacomo Mancini, della direzione del Pd Calabria, al termine di un sopralluogo nelle zone della città maggiormente colpite dagli eventi meteorologici dello scorso febbraio.
“Davanti alla scuola dello Spirito Santo, l’enorme voragine provocata dall’alluvione è ancora lì e la strada continua a essere chiusa. Tra poche settimane riapriranno le scuole e centinaia di ragazzi torneranno ogni giorno in quella zona”.
Il 16 luglio, oltre cinque mesi dopo l’alluvione, la Giunta comunale ha approvato il Documento di Indirizzo alla Progettazione per la manutenzione straordinaria e il ripristino della viabilità.
“Ci siano voluti più di cinque mesi per arrivare a un atto preliminare che si sarebbe potuto predisporre nei giorni immediatamente successivi all’emergenza. E dopo tutto questo tempo, siamo ancora al punto di partenza: lo stesso Palazzo chiarisce che il documento è propedeutico al reperimento delle risorse necessarie. Il DIP indica gli interventi da realizzare, ma non dispone delle risorse per realizzarli. Cinque mesi per arrivare a questo punto sono davvero troppi. Dopo cinque giorni si poteva già cominciare a programmare, cercare i finanziamenti e costruire il percorso per intervenire. Oggi, invece, la voragine è ancora lì e la strada è ancora chiusa”.
Il già parlamentare socialista richiama poi la situazione di viale della Repubblica.
“Il muro crollato è ancora nelle stesse condizioni e le autovetture travolte sono ancora sotto i detriti. Anche qui sono trascorsi sei mesi e la ferita è rimasta aperta”.
In via Vincenzo Julia gli appartamenti danneggiati sono stati ripristinati e sono stati realizzati interventi di consolidamento.
“A intervenire sono stati i proprietari, con le proprie risorse. È la dimostrazione di una comunità che reagisce e non rimane ferma ad aspettare. I cittadini hanno fatto la loro parte. Il Palazzo è rimasto a guardare”.
In contrada Macchia della Tavola, dove durante l’emergenza alcune famiglie rimasero isolate, è stata invece aperta una strada di cantiere che oggi consente loro di raggiungere nuovamente le abitazioni.
“È un primo passo, ma una strada di cantiere non può diventare la soluzione definitiva. Quelle famiglie hanno diritto a una viabilità stabile e sicura e servono interventi definitivi di protezione dell’alveo e dell’argine. A sei mesi dall’alluvione non è stato esposto nemmeno un cartello e non è dato sapere quali opere saranno realizzate, quante risorse siano state stanziate, chi le abbia stanziate e quali siano i tempi previsti per i lavori. Dopo un’emergenza le soluzioni provvisorie sono necessarie, ma devono servire a realizzare quelle definitive, non a sostituirle”.
Per Mancini c’è poi un tema che riguarda non più soltanto la riparazione dei danni, ma soprattutto la prevenzione.
“Il Crati e il Busento devono essere una priorità. Negli alvei sono ancora visibili detriti e vegetazione. Occorre una manutenzione costante, rimuovere ciò che ostacola il regolare deflusso delle acque e verificare e mettere in sicurezza gli argini. Non possiamo ricordarci dei nostri fiumi quando arriva l’emergenza. La prevenzione è il primo strumento per proteggere la città e le persone”.
Mancini chiede inoltre al Comune di rendere pubblici i dati relativi al conto corrente attivato dopo l’alluvione per raccogliere le donazioni.
“Il Palazzo chiese ai cosentini di dare una mano e tanti cittadini risposero con generosità. Ora è doveroso rendere conto di quella solidarietà. Quante risorse sono state raccolte? Come sono state utilizzate? Quali interventi hanno finanziato o finanzieranno? Chi ha donato ha diritto a una rendicontazione chiara, dettagliata e pubblica”.
“Un ciclone e un’alluvione sono eventi naturali – conclude Mancini – ma questo non significa che dobbiamo rassegnarci ai loro effetti. Il compito di una buona amministrazione è prevenire i rischi, limitarne i danni, intervenire rapidamente e restituire sicurezza ai cittadini. Un’emergenza non finisce quando smette di piovere. Finisce quando la città torna sicura. Sei mesi dopo, a Cosenza troppe ferite sono ancora aperte. Così non va. Cosenza merita di meglio”
Qui il video : https://www.youtube.com/watch?v=XP013chWxzY
