Una folla di cittadini ha circondato con affetto e curiosità i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Rende che la mattina del 24 gennaio hanno partecipato all’inaugurazione di una panchina gialla all’inizio di via Rossini – per la precisione, all’altezza del numero civico 113 – dedicata alla memoria di Giulio Regeni,
La data non è un caso: il 25 gennaio cade il decennale della scomparsa tragica del giovane ricercatore friulano, ritrovato cadavere il 31 gennaio 2016.
La donazione della panchina gialla – decorata per l’occasione con palloncini, anch’essi gialli con la scritta “verità per Giulio” – è un’iniziativa del Punto Giallo del Bazar “Mille Idee” di Arcavacata e del suo titolare: Luca De Luca.
Non è un caso neppure il luogo prescelto. Lo ha chiarito il Consigliere Comunale Clelio Gelsomino, nella sua breve introduzione: «Da insegnante constato ogni giorno la poca memoria storica delle attuali generazioni, che non sanno chi sia stato Regeni. Noi abbiamo scelto via Rossini sia perché è il cuore della nostra città sia perché, essendo anche il cuore della movida, è una zona frequentata da giovani, a cui la panchina può fornire uno stimolo importante per ricordare».
All’introduzione del Consigliere è seguito un messaggio audio di saluto dei genitori di Giulio, autori anche del bel libro “Giulio fa cose” (Feltrinelli 2020): «Ringraziamo Rende e il Punto Giallo per la loro sensibilità e speriamo di venire quanto prima a trovarvi».
Molto duro l’intervento di Donatella Loprieno, docente Unical: «La panchina serve a ricordare che prima della ragion di Stato c’è la cultura dei diritti».
Soprattutto, «il diritto a un giusto processo», che nel caso di Regeni non c’è stato.
Infatti, ha proseguito Loprieno: «L’aspetto più tragico di questa vicenda è che la dinamica del brutale omicidio è conosciuta: si sanno i nomi dei quattro responsabili dei Servizi segreti egiziani. Ma è difficile condannarli, sebbene sia intervenuta anche la nostra Corte Costituzionale: evidentemente, certi rapporti economici sono più importanti della ricerca della giustizia. Ma dobbiamo ricordare che, a differenza del sistema di al-Sisi, noi siamo uno Stato di diritto e non un’autocrazia».
Molto forte, sul punto, anche l’Assessore al Welfare Daniela Ielasi: «La tragedia di Giulio sarebbe potuta capitare a tanti altri giovani studiosi, magari anche a ragazzi che si formano all’Unical».
Ma Giulio Regeni, ha spiegato Ielasi, «continua a fare cose: ad esempio, ha salvato con la sua morte la vita di altre persone a rischio, a partire da Patrick Zaki». Infatti, «la fine tragica del nostro giovane studioso ha aperto i riflettori dell’opinione pubblica e dell’informazione sulle pratiche di certi regimi».
Perciò, ha concluso Ielasi, «siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo alla scoperta della verità, con la speranza che si faccia giustizia quanto prima».
