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Processo “Radici”, confermate in appello 21 condanne: resta l’impianto sull’infiltrazione della ‘Ndrangheta in Romagna

La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha sostanzialmente confermato il verdetto di primo grado nel processo “Radici”, l’inchiesta che ha fatto luce su presunti investimenti della ‘Ndrangheta calabrese nel settore alberghiero e dolciario della Riviera romagnola.

Il collegio, presieduto dalla giudice Anna Mori, ha confermato l’impianto della sentenza pronunciata dal Tribunale di Ravenna nel gennaio 2025, che aveva inflitto complessivamente 21 condanne per un totale di 98 anni di reclusione.

I giudici hanno ritenuto fondata anche la contestazione dell’associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso. «L’impianto accusatorio relativo alla presenza dell’associazione a delinquere con l’aggravante del metodo mafioso» è stato confermato, pur «in assenza di un’organizzazione strutturata e radicata stabilmente sul territorio».

Le differenze rispetto al primo grado riguardano alcune assoluzioni su capi d’imputazione residuali, limitate rideterminazioni delle pene e la riduzione delle provvisionali riconosciute ai Comuni di Bagnacavallo, Cervia, Cesenatico e Imola, costituitisi parte civile nel procedimento.

L’inchiesta, coordinata nel 2022 dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, aveva portato all’arresto di 23 persone e al sequestro preventivo di beni per un valore di circa 30 milioni di euro. Tra le accuse contestate figuravano, oltre ai reati di stampo mafioso, anche caporalato, estorsione e illeciti finanziari.

Restano confermate le condanne più pesanti nei confronti di Saverio Serra, originario della provincia di Vibo Valentia e residente a Cervia, condannato a 13 anni e tre mesi di reclusione, di Francesco Patamia, ex candidato alla Camera dei Deputati con la lista “Noi Moderati”, condannato a 11 anni e due mesi, e del padre Rocco Patamia, destinatario di una pena di 10 anni e sei mesi. Secondo l’accusa, i due avrebbero operato nell’interesse della cosca Piromalli.

Confermata anche la condanna a sei anni e otto mesi per Alessandro Di Maina, mentre per gli altri imputati le pene oscillano tra i due e i quattro anni di reclusione.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

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