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Filippo Veltri e “Il caso Calabria” aprono il 2026 della Fondazione Premio Sila

Nei giorni scorsi, la Fondazione Premio Sila ha inaugurato il nuovo anno con la presentazione del libro “Il brutto anatroccolo – Il caso Calabria. Tra degrado e narrazione fasulla” di Filippo Veltri (Callive edizioni). Una serata di confronto serrato tra l’autore, il presidente della Fondazione Enzo Paolini e il giornalista Paride Leporace, davanti a un pubblico attento e partecipe. Due ore di riflessione lucida sulla Calabria reale.

È stato un appuntamento che ha mantenuto tutte le promesse, quello che si è tenuto venerdì scorso nella sede della Fondazione Premio Sila. Un confronto appassionato e necessario sulla Calabria e le sue contraddizioni. Filippo Veltri, giornalista e scrittore, ha presentato “Il brutto anatroccolo – Il caso Calabria. Tra degrado e narrazione fasulla”, dialogando con l’avvocato Enzo Paolini, presidente della Fondazione, e Paride Leporace, giornalista e profondo conoscitore delle dinamiche sociali calabresi.
Il dibattito ha alternato lucida analisi critica a provocazioni costruttive. E si è distinto per il ritmo serrato. Enzo Paolini, fin dall’intervento iniziale, ha posto a Veltri domande incalzanti, spingendo l’autore a chiarire la sua posizione tra “pessimisti puri” e “ottimisti informati” e a sviluppare un’analisi articolata.

Il brutto anatroccolo che non diventa cigno
«Abbiamo pensato a questo titolo proprio per cercare di capire se poteva diventare cigno o meno, per non dare una lettura disperata e disperante – ha esordito Veltri rispondendo alla prima domanda di Paolini –. Non appartengo né ai pessimisti puri né agli ottimisti informati. È complicato parlare della Calabria oscillando sempre fra due cose: o il pessimismo accentuato che si collega a un tratto di lamentazione, oppure a un ottimismo esagerato. Tutto questo non ci porta a fare una lettura autentica della Regione».
Paolini ha richiamato più volte la necessità di passare dalla “fase destruens” a una “fase costruens”, citando implicitamente la lezione baconiana: dopo la critica, serve un patto concreto per la rinascita, come quello tentato anni fa con gli intellettuali riuniti in Aspromonte.

Responsabilità diffuse e ruolo degli intellettuali
Paolini ha sollevato con forza il tema della selezione della classe dirigente, citando una memorabile testimonianza di Francesco Cossiga al processo a Giacomo Mancini.
«Cossiga definì lo scambio tra voto e attività politica in Calabria l’essenza della democrazia, come controllo della comunità sull’eletto», ha ricordato Paolini, chiedendo a Veltri se questo meccanismo, oggi svuotato dalle liste bloccate, possa ancora essere recuperato in un “patto di lealtà” o se il problema sia più ampio, riguardando tutta la classe dirigente, non solo politica.
«È una questione di selezione – ha insistito Paolini –. Come si intrecciano le competenze degli intellettuali, dell’università, del mondo professionale con la fattività della politica? Forse è lì il nocciolo».
Paride Leporace ha posto l’attenzione sulla formazione dell’opinione pubblica, un tema spesso trascurato. «La Calabria è la regione che ha meno libri nelle case di tutta Italia – ha sottolineato –. C’è una formazione di opinione pubblica bassa». Leporace ha anche ricordato come per decenni, insieme alla Val d’Aosta, la Calabria non abbia avuto un vero giornale regionale proprio, ma solo testate di matrice esterna, condizionando profondamente la narrazione interna.

Dalla critica alla proposta
Sollecitato dall’arguzia dei suoi compagni di viaggio, Veltri ha ribadito la responsabilità non solo della politica, ma dei calabresi stessi nel conoscere e valorizzare il proprio territorio. Con un gesto simbolico, ha chiesto al pubblico quanti avessero visitato il Parco Archeologico di Locri: solo sette persone hanno alzato la mano.
«Se noi calabresi non lo conosciamo, come possiamo pretendere che lo conosca e lo valorizzi un ministro o un assessore?», ha commentato amaramente.
Tuttavia, il dibattito non si è fermato alla denuncia. Sono emersi con forza esempi di eccellenze sommerse, dalla casa di cura calabrese unica nel Sud a fare interventi di ernia con il robot, all’Università della Calabria, realtà di avanguardia e motore di formazione per migliaia di giovani. «Perché queste eccellenze non diventano un racconto condiviso, un sistema? Perché si perdono in un mare di negatività?», ha chiesto Paolini, spingendo verso la “fase costruens”.
Leporace ha aggiunto: «L’Università della Calabria è una città giovanile enorme, un fiore all’occhiello. Perché non diventa l’orgoglio di tutti i calabresi?».

Invito all’impegno civico
La serata si è chiusa con un appello alla responsabilità individuale e collettiva.
Enzo Paolini ha ripreso una citazione di Antonio Scurati proposta da Veltri nel libro: «Serve la tensione, l’appassionata militanza di tutti coloro i quali vogliono e possono contribuire al futuro virtuoso di questa nostra terra meravigliosa. Non ci lasciamo scoraggiare, non ci lasciamo sopraffare». La Fondazione Premio Sila conferma così, con questo vivace e profondo dibattito, la sua vocazione a essere luogo di confronto libero e appassionato sulla Calabria e sulle grandi questioni culturali e sociali del nostro tempo, con uno sguardo rivolto alla costruzione del futuro.

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