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Al MuRi di Ricadi ancora pochi giorni per visitare la mostra “Alessandro Loschiavo designer. Assoluto Quotidiano”

Ci sono ancora pochi giorni per visitare l’esposizione allestita attualmente al MuRi, il museo civico di Ricadi, “Alessandro Loschiavo designer. Assoluto Quotidiano”, curata e allestita da Marò d’Agostino, inaugurata il 28 giugno scorso e aperta (9.00- 13.00 / 15.00- 19.00) fino al 19 luglio prossimo, che immette, nei contenuti paleontologici e archeologici del museo, il design contemporaneo e fa conoscere una personalità straordinaria di tale settore artistico industriale. Organizzata dal MuRi nella persona del direttore Vincenzo Calzona, dalla Casa delle Erbe e delle Agriculture della Locride e dalla Biblioteca  Calabrese di Soriano Calabro con la direttrice scientifica Maria Teresa Iannelli e in collaborazione con il Comune di Ricadi, essa rende omaggio al noto designer prematuramente scomparso l’estate scorsa e apre una finestra sulla sua produzione davvero fuori dagli schemi che ha lasciato un segno originale nel panorama artistico italiano e, soprattutto, internazionale; ne sono prova i Good Design Award,  da lui ricevuti per ben otto volte, insieme ad altrettanti ragguardevoli riconoscimenti. Il Good Design Award Chicago Athenaeum Museum è il più antico e prestigioso premio internazionale di design. Le produzioni di Aliantedizioni, brand dell’artista romano di origini calabresi, sono state esposte in diversi musei e gallerie tra cui il Chelsea Art Museum di New York, lo Science & Technology Museum di Shanghai e il Today Art Museum di Pechino; una di queste, “Enòfila”, è entrata nella collezione permanente della Triennale di Milano. La mostra “Assoluto Quotidiano”, presentata già in anteprima al museo del Territorio di Locri, mette in connessione le creazioni di Loschiavo destinate all’uso quotidiano domestico e i materiali archeologici custoditi nella sede museale. «Al contempo è viva testimonianza di un’idea di continuità dell’arte, basata sul rispetto delle produzioni e dei linguaggi e sulla comprensione delle diversità culturali, che apre il confine tra scavo o reperto scientifico e processo creativo» spiega la curatrice Marò d’Agostino. Il tema del rapporto tra antico e contemporaneo in sede museale, ovvero in aree e parchi archeologici, sta molto a cuore alla curatrice che da anni ne fa materia dialettica di riflessione e ricerca sull’evoluzione delle esposizioni e dei modelli museali e del loro ruolo nell’educazione e nella sensibilizzazione culturale del pubblico. Le opere esposte in questi giorni a Ricadi sono state realizzate a partire dal 2000 e fino al 2023 e fanno parte della collezione privata della galleria Arké / Casa delle Erbe della Locride. Il percorso espositivo apre dal pareo Alicudi per concludere con la cravatta Filicudi in seta naturale passando per W-Plate in acciaio a Giava e Samoa in ceramica a smalto, fino a I sapidi in vetro borosilicato. «L’invisibilità, un valore contrario alla ostentazione del superfluo e della decorazione, per ridurre l’impiego di materia, è la cifra etica, raffinatissima e mai tradita dal compianto artista. Potrebbe perfino non essere facile individuare gli oggetti ad un visitatore che non facesse chiarezza nella propria iconofagia. Ma, facendola, le forme contemporanee si rivelano come il risultato diretto delle forze fisiche, delle tensioni e dell’efficienza materica, esattamente come avviene nell’evoluzione biologica e paleontologica. Le capacità di Alessandro Loschiavo nel coniugare memoria e innovazione e nell’anticipare col progetto l’approccio generativo forniscono una narrazione invisibile e aumentata anche dei contenuti archeologici del MuRi: ogni opera di design diventa evocativa senza alterare l’autonomia dei reperti adiacenti e viceversa, trasformando il visitatore in interprete attivo della memoria» conclude Marò d’Agostino.

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