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Reggio: domani l’incontro “Futurismo e Fascismo: affinità e divergenze”

L’Associazione Culturale Anassilaos, congiuntamente con il CIS Calabria e la Biblioteca,  nell’ambito della serie di incontri “Omaggio a Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) nel 150° della nascita”  propone un incontro sul tema “Futurismo e Fascismo: affinità e divergenze”, conversazione del Prof. Antonino Romeo, Deputato Deputazione di Storia Patria per la Calabria e componente del Direttivo ICSAIC,  che si terrà giovedì 14 maggio alle ore 17,00 presso la Biblioteca Pietro De Nava. All’incontro prenderanno parte Daniela Neri, responsabile della Biblioteca “Pietro De Nava”; Rosita Loreley Borruto, Presidente CIS Calabria; Stefano Iorfida, Presidente Associazione Culturale Anassilaos.   Marinetti – recita una nota di Anassilaos – fu il geniale inventore del Futurismo intorno al cui programma “politico”  ebbe l’intelligenza di radunare alcuni dei migliori ingegni. Egli fu il banditore del Movimento al quale diede e impose spesso quel suo carattere di  “nazionalismo esasperato” volto all’esaltazione e alla supremazia dell’Italia che traspare in tutti i manifesti propriamente politici. Per tale ragione rifiutò la proposta di Apollinaire di unificare il Futurismo con l’Orphisme e per tale ragione impedì sostanzialmente al Futurismo – soprattutto nel campo dell’arte e delle lettere – di divenire un movimento artistico e culturale europeo con il rischio di rinchiuderlo in una sorta di provincialismo italiano che pure a parole combatteva. “Italia sovrana assoluta. La parola ITALIA deve dominare sulla parola LIBERTA” (Programma Politico Futurista 1915).  “Tutto questo ci conferma una volta di più che nessun popolo può uguagliare:1 – il genio creatore del popolo italiano; 2. – l’elasticità improvvisatrice di cui sempre danno prova gl’italiani; n 3. – la forza, l’agilità e la resistenza fisica degl’italiani;4. – l’impeto, la violenza e l’accanimento con cui gl’italiani sanno combattere;5. – la pazienza, il metodo e il calcolo degl’italiani nel fare una guerra;6. – il lirismo e la nobiltà morale della nazione italiana nel nutrirla di sangue e denaro”. Tale esasperazione nazionalista incontrò talora      il dissenso di un artista come Boccioni che scrivendo da Berlino a Carlo Carrà nel 1912 diceva “Marinetti dice che io sono portato ad esagerare il valore degli altri… Ma io non posso negare a me stesso il piacere di considerare l’opera di alcuni giovani francesi come eccellente e dichiarare a me stesso che Picasso è un talento straordinario, ma che mancano di tutto quello che io vedo e sento e per il quale credo e spero di superarli fra non molto. È ingrandendo l’avversario che ingrandisco me stesso, comprendendolo nella mia vastità e superandolo.” Anche l’arte, per il fondatore del Movimento,  doveva essere subordinata a tale progetto che poi condusse al Fascismo. Scrive Marinetti nel 1915 in Movimento Politico Futurista Poeti, pittori, scultori e musici futuristi d’Italia! Finché duri la guerra, lasciamo da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre! Son cominciate le rosse vacanze del genio! Nulla possiamo ammirare, oggi, se non le formidabili sinfonie degli shrapnels e le folli sculture che la nostra ispirata artiglieria foggia nelle masse nemiche” e ancora
nel 1916, nel Manifesto dell’orgoglio italiano (gennaio) rincara la dose …Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l’artista o il pensatore italiano che si nasconde sotto il suo ingegno come fa lo struzzo sotto le sue penne di lusso e non sa identificare il proprio orgoglio coll’orgoglio militare della sua razza. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l’artista o il pensatore italiano che vernicia di scuse la sua viltà, dimenticando che creazione artistica è sinonimo di eroismo morale e fisico. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l’artista o il pensatore italiano che, fisicamente valido, dimostrando la più assoluta assenza di valore umano, si chiude nell’arte come in un sanatorio o in un lazzaretto di colerosi e non offre la sua vita per ingigantire l’Orgoglio italiano….” Sarebbe forse opportuno a questo punto fare una distinzione tra futurismo e marinettismo, tra il movimento che si proponeva di rivoluzionare le arti e il movimento politico che pian piano si avvicinò e si fuse con il regime fascista – al quale peraltro aveva fatto dono di un linguaggio e di simboli – ai suoi necessari compromessi politici e istituzionali (accordo con la Monarchia) e religiosi (Concordato). Marinetti talora si distinse (si oppose al Concordato) ma accettò di far parte, tra i primi, con tanto di feluca e divisa – lui che aveva combattuto le Accademie – della appena creata Accademia d’Italia.

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