di Paolo Ficara – Weekend di sosta per il campionato di Serie D, a causa degli impegni della Rappresentativa LND. Può essere il momento opportuno per riflessioni ad ampissimo raggio. Ad esempio, sull’invenzione del gioco del calcio. Per tradizione, la paternità appartiene agli inglesi. C’è chi sostiene che un gioco simile fosse praticato in Toscana, ai tempi di Lorenzo il Magnifico. Cercando su Google o chiedendo agli strumenti moderni, gli albori di tale sport risalirebbero addirittura alla Cina del III secolo avanti Cristo.
Dando per buona quest’ultima ipotesi, ci sentiamo di affermare che l’attuale proprietà e dirigenza della Reggina siano le più incompetenti degli ultimi ventiquattro secoli, per lo scibile umano. E se su Marte giocano a calcio, allora sono i più incompetenti dell’universo. Sulla fiducia.
Non è una questione di soldi. Il concetto va ribadito, ogni tanto. Se spendono poco, prendono Guida. Se spendono di più, Bolzicco. Se spendono assai, Montalto. Se putacaso ci azzeccano con Rajkovic, tempo due mesi e lo liquidano con scuse che non reggono. Qualora gli attuali occupanti si trattenessero altri sette anni – per quelle che sono le “previsioni” di Serie D di chi gli ha incautamente consegnato le chiavi – sarà curioso vedere se il Ponte sullo Stretto verrà cominciato prima che loro azzecchino il bomber.
È come andare a scegliere una macchina, sapendo soltanto che deve avere quattro ruote ed un volante. I calciatori andrebbero visionati, prima di essere presi. A prescindere dalla fama. Gli under non sono angurie: sono quelli che, se li azzecchi, magari ti consentono di realizzare una piccola plusvalenza. Noi non possiamo – o forse non vogliamo – andare ad indagare su ogni singolo giocatore. Ma da Catanzaro ci assicurano che quel Belpanno, centrocampista classe ’04 tesserato dalla Fenice a gennaio 2024 e giustamente mollato dopo sei mesi, non sia mai stato visionato da alcun tesserato amaranto durante le gare della Primavera giallorossa.
Magari si saranno nascosti tra gli alberi durante gli allenamenti, come Oronzo Canà.
Ma la cartina tornasole è rappresentata dagli under azzeccati. Il procuratore che ha portato Cham e Ndoye, probabilmente sarà stato onesto sul piano tecnico. Ma chi ha accolto i ragazzi, si sarà fidato poco di sé stesso. Oltre che di chi li proponeva. Altrimenti i contratti sarebbero stati più lunghi, in modo da non perderli a zero. Il vero problema che evidenzia la totale mancanza di competenza, riguarda i prolungamenti proposti a cifre inaccettabili.
Se proseguissimo, questo articolo diventerebbe la Divina Commedia senza né Paradiso, né Purgatorio e forse nemmeno Limbo. Ora è giusto includere nel capitolo, quell’humus che consente a questi signori di stare ancora a Reggio Calabria ad atteggiarsi a vittima.
Qualora a Barcellona Pozzo di Gotto un pallone rimbalzasse addosso a Guida, finendo in porta per lo 0-1 finale in favore della Reggina, i soliti noti – o in cerca di notorietà – tornerebbero in auge. Autoproclamandosi depositari della verità, tifosissimi e paladini della giustizia contro chissà quali nemici. E riprendendo con i tentativi di bullizzare e ghettizzare qualsiasi portatore di pensiero critico, dal giornalista al più semplice ed isolato tifoso.
Riteniamo che tale solfa non sarebbe cambiata, se al posto di Ballarino il proprietario fosse stato Bandecchi o qualsiasi altro forestiero. In questi lunghi undici anni post-Foti, la musica di pochi ma rumorosi personaggi in cerca d’autore è sempre la stessa. Hanno innegabili tornaconto, e accusano gli altri di avere interessi personali. Sono amici di famiglia e/o commensali di questo o quel dirigente, e accusano gli altri di avere comparati. Fanno le pulci sui guai giudiziari di Lillo Foti (nove anni di Serie A) o Stefano Bandecchi (che fino a prova contraria, a Reggio non ha messo calcisticamente piede), però tacciono o addirittura elogiano chi non è riuscito a vincere il campionato di Serie D: né nel 2016, né tantomeno di recente.
L’apice appartiene senz’altro a chi esorta ad emarginare i contestatori, al grido di: “non c’è l’alternativa”. La storia ed i fatti dicono che i presidenti capaci di conquistare promozioni, alla guida della Reggina, sono quelli che non hanno mai invitato il dottor Attenzione né a pranzo e né a cena. Emarginando lui, quindi.
Chi frequenta un partner non bello, non simpatico, non intelligente, e a voler essere materialisti e meschini anche non ricco, o spettinato e con l’alito cattivo, con quale coraggio pretende giustificazioni da chi fa notare l’ovvio? Pensate davvero ci sia bisogno di covare chissà quale risentimento verso gli attuali occupanti, per poter esprimere ciò che è già evidente? Ossia, la loro cosmica inadeguatezza.
Terminata questa lunghissima premessa, veniamo al punto. Bisogna vincere il campionato. I calciatori devono portare la Reggina in Serie C. Vincendo tutte le partite, si arriverebbe a 71 punti. Ma su tale numero, i lametini ci hanno trasmesso il disgusto. Questo girone I, il più scadente degli ultimi quattro anni, ce lo si può aggiudicare tra i 67 ed i 69 punti.
La squadra, con particolare riferimento ai reggini, non si mascheri dietro l’alibi di una società inqualificabile. Peggio per voi che l’avete difesa. E continuate a farlo, nelle uscite pubbliche. Se la Reggina rimane in Serie D, i prevedibili effetti sono i seguenti: nessun cambio al vertice societario, quelli col contratto in scadenza vanno a casa, e la tifoseria accumula un’insostenibile quantità di bile.
Ribadiamo: l’obiettivo è ancora fattibile, nonostante tutto. I calciatori si assumano le loro responsabilità e non si ritengano immuni da critiche. Se ci sono dissapori, malumori, incomprensioni, difficoltà di ogni genere e grado, non devono essere i vostri dirigenti a chiedere unità alla piazza. Andate a battere l’Igea Virtus per dare un senso al finale di campionato, convincendo il Mourinho denoartri che siete tutti sul pezzo. I messaggi di bandiera bianca già arrivati ai soliti megafoni, quando siamo a tre punti dalla vetta, ci fanno parecchio schifo.
Desideriamo con tutte le nostre forze di vedere la Reggina in Serie C. Ma più che portare certi soggetti in trionfo come Oronzo Canà, pensiamo alla scena di un altro film. Ascoltare il direttore generale che bolla come svista quell’ammenda di 1.500 euro non pagata per tempo, promettendo provvedimenti verso il responsabile, ci richiama alla mente Leslie Nielsen in Scary Movie: “Ci troviamo davanti ad una crisi senza precedenti, mi chiami il Presidente – Ma è lei il Presidente – Bene. Allora so già tutto”.
