È morto nell’ospedale di Cosenza il giornalista Michele Albanese, redattore del Quotidiano del Sud e collaboratore dell’ANSA. Aveva 63 anni. Albanese era uno dei giornalisti più esperti in materia di ‘ndrangheta e punto di riferimento per tanti colleghi non solo in Calabria ma a livello nazionale. Nella sua lunga carriera si è occupato prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria e la scorta gli era stata assegnata dopo che, da un’intercettazione, era emerso che c’era un progetto della ‘ndrangheta per ucciderlo. A causa delle minacce subite delle cosche della Piana di Gioia Tauro, su richiesta della Dda di Reggio Calabria il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica della prefettura aveva disposto il provvedimento. Albanese era anche molto impegnato nel movimento antimafia e con l’associazione Libera di don Ciotti. Per l’ANSA ha seguito le principali inchieste di ‘ndrangheta. Nella sua carriera ha collaborato anche con altre testate. Viveva a Cinquefrondi, nella città metropolitana di Reggio Calabria. Lascia la moglie Melania e le due figlie Maria Pia e Michela.
“A nome della Giunta regionale esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese e mi stringo alla sua famiglia e alla comunità del ’Quotidiano del Sud’.
Michele è stato un giornalista arguto, mai banale, capace di trattare temi estremamente delicati con rigore ma allo stesso tempo con grande amore per la sua Calabria.
Con lui avevo un rapporto franco e schietto, con periodici confronti sul futuro della Regione, sulle opportunità di crescita, e sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro.
La Calabria perde un validissimo professionista. Mancherà tanto a tutti noi”.
Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.
“La scomparsa di Michele Albanese colpisce la Calabria nel profondo. Con lui se ne va un giornalista libero, coraggioso e puntuale, che ha interpretato l’informazione come servizio alla verità e alla comunità. La nostra regione perde una voce autorevole e indipendente, che ha subito molto dalla ‘ndrangheta e che non ha mai ceduto di fronte alle intimidazioni e alle difficoltà”. Lo afferma in una nota il senatore Nicola Irto, segretario del Pd Calabria. “Michele – sottolinea il parlamentare – ha pagato un prezzo molto alto per il suo impegno civile e professionale. Ha vissuto sotto tutela e ha sopportato pressioni e sacrifici personali, ma ha mantenuto la schiena dritta e la potenza della parola. Ha raccontato la Calabria con coraggio, equilibrio e amore, senza sconti e senza timori. In un contesto difficile, Michele ha difeso la dignità del giornalismo e il diritto dei cittadini a essere informati”. “Per me – aggiunge Irto – la sua scomparsa è anche un dolore personale. Perdo un amico, una presenza leale, una persona di grande umanità e onestà intellettuale. Alla sua famiglia va il mio abbraccio più sincero. La Calabria – conclude il senatore dem – gli deve molto e ha il dovere di custodirne la memoria e l’esempio”.
