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Vertenza call center Enel, intesa bipartisan in Commissione a Reggio Calabria: «No al licenziamento mascherato»

La VII Commissione consiliare (Istruzione, formazione e lavoro. Cultura e sport. Politiche giovanili. Tempo libero), presieduta da Nino Malara, ha affrontato il tema dei lavoratori dei call center in appalto Enel con l’audizione dei rappresentanti dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, approfondendo le ragioni dello sciopero nazionale dello scorso 9 gennaio con un focus sulla potenziale ricaduta sul territorio comunale.

Il presidente dell’organismo consiliare introducendo i lavori ha spiegato che la vertenza riguarda infatti un bacino di 7mila lavoratori a livello nazionale di cui circa 400 sono in servizio a Reggio Calabria. «Si tratta evidentemente di un tema – ha detto Malara – su cui la politica deve dimostrarsi sensibile e attenta, confrontandosi con le organizzazioni sindacali per capire se sia possibile attivare azioni e percorsi amministrativi per perorare la causa che riguarda questi lavoratori».

A illustrare la vicenda è stato Tiberio La Camera (Slc Cgil): «Enel ha aggiudicato nei mesi scorsi la gara per i servizi di back office e quality – ha spiegato il sindacalista – attraverso un bando che secondo le stime della stessa azienda prevede il 30-40% di volumi in meno per l’inserimento di progetti di intelligenza artificiale. È stata prevista – ha spiegato il sindacalista – una premialità per le aziende che avrebbero ricollocato gli esuberi nelle loro attività ma non è stato inserito il regime della territorialità previsto dalla clausola sociale, in virtù del quale le aziende subentranti devono assorbire i lavoratori nella stessa sede della commessa. Enel ha eluso questa clausola rendendo quindi possibile il trasferimento dei lavoratori nelle sedi in cui le aziende sono operative, il che implicherebbe per chi ha un contratto part time e comunque uno stipendio basso spostarsi a centinaia di km di stanza con costi insostenibili. Lo sciopero ha avuto un buon riscontro anche a Reggio – ha concluso La Camera – ma non ci sono ancora reazioni ufficiali e soprattutto nessuna decisione rispetto alla clausola sociale. Il rischio è di creare un pericoloso precedente e il timore è che si tratti di un licenziamento mascherato».

Maurizio Nobile, della Fistem Cisl, ha aggiunto: «L’intervento istituzionale è possibile perché il socio principale di Enel è il Mef, quindi lo Stato. Per noi c’è un problema di illiceità ma anche di moralità. E non va dimenticato – ha detto Nobile – che dopo questo appalto ci sarà anche la gara per il front office che riguarda un bacino di lavoratori molto più corposo».

Giuseppe Canterella (Uilcom Uil) ha invitato a focalizzarsi sull’impatto sociale che può derivarne a Reggio Calabria. «Attraverso l’intervento della politica si può istituire un tavolo in cui ci sia anche Enel e passare da ogni livello istituzionale, coinvolgendo anche la Regione Calabria perché la vertenza ha un impatto anche su altre province. Bisogna far capire a tutti – ha concluso Cantarella – che non è solo una battaglia sindacale ma una vertenza che ha forti ripercussioni sociali».

Nel corso del dibattito sono poi intervenuti i consiglieri Filippo Quartuccio, Antonino Maiolino, Angela Marcianò, Giuseppe Giordano e Francesco Barreca. Sostanzialmente univoche le posizioni dei consiglieri sulla necessità di formalizzare in breve tempo atti ufficiali prima in Commissione e poi in Consiglio comunale – Maiolino ha annunciato di aver presentato una risoluzione in tal senso – coinvolgendo il sindaco facente funzioni Domenico Battaglia affinché l’Amministrazione comunale promuova un tavolo interistituzionale che punti ad affermare l’ineludibilità della clausola sociale e arrivi ai livelli istituzionali superiori.

Un segnale di convergenza colto con favore dal presidente Malara, che ha manifestato l’intenzione di interessare della questione il sindaco facente funzioni – già informato della vertenza – e, parallelamente, di fare esprimere la Commissione nel più breve tempo possibile su un documento politico condiviso da portare in Consiglio comunale.

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