“Come militanti di Potere al Popolo, domani saremo a Catanzaro Lido alle 9,30 nell’area Teti, per dare un contributo volontario dal basso per aiutare le famiglie e l’intero territorio colpito perchè ci sarà bisogno di spalare fango.
Il ciclone Harry ha colpito l’intera costa ionica con forti piogge, mareggiate, lungomari distrutti, allagamenti, frane, strade spazzate via. Senza contare i danni provocati all’agricoltura, ad intere comunità, con famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, ai servizi pubblici.
Come spesso capita in questi casi il prezzo più alto lo pagano i nostri territori fragili e le popolazioni.
Chiaro deve essere che quanto accaduto in questi giorni, non è né straordinario né imprevedibile, ma la conseguenza dei cambiamenti climatici in atto. E’ assodato che l’aumento della temperatura globale provoca il riscaldamento del mare, lo scioglimento dei ghiacciai e, di conseguenza, l’innalzamento del livello del mare, che amplifica l’impatto delle onde sulle coste. La combinazione di un livello del mare più alto e tempeste più forti accelera l’erosione, riducendo la naturale protezione delle spiagge e mettendo a rischio infrastrutture, case e coste. In sintesi, il cambiamento climatico sta rendendo le mareggiate eventi più frequenti e distruttivi, trasformando quelle che un tempo erano eccezioni in eventi sempre più comuni.
In questa occasione non possiamo non sottolineare il fatto che lo sfruttamento intensivo della natura, la dipendenza dai combustibili fossili, il degrado ambientale non sono stati causati dagli esseri umani in generale, ma da un determinato sistema di organizzazione della società che chiamiamo capitalismo.
Non va dimenticato che in Calabria, ad esempio, le alluvioni non si contano più, rammentiamo quelle degli anni ’50, degli anni ’70, per arrivare ai giorni nostri, del camping “le Giare” di Soverato, con i suoi 13 morti.
E come sempre capita in Italia, i morti servono solamente per la retorica e per gli impegni solenni che non verranno mai mantenuti. Il sacrificio, il dolore di quanti li hanno amati serve solamente per quell’attimo, esso sì, veramente fuggente. Poi, il giorno dopo ritorna tutto come prima, aspettando la prossima alluvione, la prossima strage carica di morte.
Tante stragi, Soverato, Sarno, Crotone, Cavallerizzo, Vibo, Giampilieri, le alluvioni del 2009 (gennaio e settembre), Reggio Calabria.
Il degrado ambientale nella nostra regione regna sovrano. Lo verifichiamo quotidianamente quanto fragile è divenuta questa nostra terra per responsabilità della quasi totalità della classe politica che ha proposto e continua a proporre ed a praticare scelte di sviluppo devastanti e illusorie, come il Ponte sullo stretto, la cementificazione delle coste e dei corsi d’acqua, la mancata manutenzione delle nostre fiumare, i condoni edilizi, la politica irrazionale dei porti e l’inesistenza di qualsiasi politica che salvaguardi le aree interne, i suoi boschi che consenta il reinsediamento degli uomini, per evitare anche gli incendi estivi e per impedire che le nostre montagne diventino, come sta avvenendo, terreno esclusivo delle multinazionali delle energie rinnovabili che le stanno invadendo con tantissime pale eoliche.
Scelte politiche neoliberiste operate dalle giunte regionali della Calabria, fatta qualche eccezione come la legge Quadro regionale paesaggistica (QTRP) del 2010, riconducibili al modo di produzione capitalistico che di fatto distrugge il pianeta ed è per questo che bisogna distruggere il capitalismo.
Fondamentale è uscire dalla logica dell’emergenza per passare a quella della prevenzione destinando risorse per realizzare interventi di messa in sicurezza e prevenzione del rischio.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha quantificato in circa 26 miliardi le risorse per realizzare questi interventi sull’intero territorio nazionale, sperando che nel frattempo non si verifichino ulteriori interventi dannosi per il territorio.
La “prevenzione del dissesto idrogeologico” dovrebbe essere, in un paese come l’Italia, la priorità assoluta per l’attività ordinaria di cura del territorio, finanziata con strumenti ordinari di spesa pubblica.
Il Governo lo scorso anno ha istituito il regolamento di un “Fondo progettazione per la mitigazione del rischio idrogeologico”, dimenticando però di metterci i soldi. Infatti, lo ha finanziato retroattivamente per il triennio 2022-2024 per soli 5 milioni di euro l’anno! Per intenderci: 15 milioni (in tre anni) a fronte di un investimento dovuto pari ad almeno 26 miliardi.
Nemmeno con il PNRR si è previsto uno stanziamento adeguato. Infatti, dei circa 2 miliardi e mezzo stanziati inizialmente (pari al 10% dei 26 miliardi citati in precedenza), a marzo, nel Decreto di revisione del PNRR, il Governo ha fatto sparire, con una sorta di gioco di prestigio, buona parte di tali risorse, che si sono sostanzialmente dimezzate.
Però l’Europa destina 800 miliardi di euro, ai quali l’Italia contribuisce con 80 miliardi, per il riarmo”.
E’ quanto si legge in una nota di Potere al Popolo Catanzaro.
