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“Ricostruire una casa comune: per una nuova area civica, popolare e progressista”

Riceviamo da Amedeo Di Tillo* e pubblichiamo

“Da anni, dentro e fuori i luoghi della politica, emerge una frattura sempre più profonda tra le istituzioni e una parte larga della società. È una frattura silenziosa ma evidente, fatta di astensione, disillusione, sfiducia. Migliaia di cittadini non si riconoscono più nel sistema attuale dei partiti, non perché disinteressati alla cosa pubblica, ma perché non si sentono rappresentati.

È da qui che nasce la necessità – non più rinviabile – di costruire e fortificare un’area civica, popolare e progressista. Uno spazio politico capace di parlare a chi oggi non ha voce, a chi vive ai margini, a chi non trova risposte nelle liturgie del potere. Non un’operazione di sigle o di posizionamento, ma un progetto politico radicato nella realtà sociale.

In questo solco si collocano esperienze istituzionali recenti che, con sobrietà e concretezza, stanno riportando al centro temi spesso rimossi: la difesa dei beni comuni, a partire dall’acqua; la cura del decoro urbano come strumento di dignità e non di esclusione; l’attenzione quotidiana verso i cittadini più fragili. Segnali importanti di una politica che sceglie di stare nei problemi, prima ancora che nei palazzi.

Una politica progressista degna di questo nome deve tornare a fondarsi su un principio semplice ma rivoluzionario: meriti e bisogni. Premiare l’impegno, il lavoro, le competenze; tutelare chi è in difficoltà, chi resta indietro, chi non ha strumenti per difendersi. Non assistenzialismo, ma giustizia sociale. Non slogan, ma diritti esigibili.

Per farlo, però, è necessario un cambio di postura della classe dirigente. Bisogna uscire dal Palazzo, scendere in strada, attraversare i quartieri, ascoltare senza filtri. La politica non può limitarsi a interpretare i problemi: deve viverli, condividerli, farsene carico.

Cosenza, oggi, è una città seduta su una vera e propria bomba sociale. Interi quartieri risultano di fatto fuori dal controllo dello Stato. Ampie fasce di popolazione vivono ai margini, senza servizi adeguati, senza opportunità, senza prospettive. È una frattura che si allarga ogni giorno di più, senza soluzione di continuità, e che rischia di trasformarsi in un’emergenza strutturale.

Che fare, allora?

La risposta non può che essere progressista: investire nel welfare territoriale, rafforzare i servizi sociali di prossimità, sostenere l’educazione e lo sport come strumenti di emancipazione, recuperare spazi pubblici abbandonati, costruire politiche abitative e del lavoro capaci di restituire dignità. E soprattutto, rimettere al centro le comunità, non come problema ma come risorsa.

Serve una politica che torni ad essere presenza, cura, responsabilità collettiva. Una politica che non abbia paura di sporcarsi le mani, che non parli solo a chi già conta, che non accetti come inevitabile l’esclusione sociale.

Perché una città che lascia indietro una parte dei suoi cittadini, è una città che tradisce se stessa.

E perché senza una nuova area civica, popolare e progressista, il rischio non è solo la sconfitta elettorale: è la rinuncia definitiva alla speranza di un futuro più giusto”.

*Presidente regionale CSAIn Calabria

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