Di Francesca Achito. “Vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva!“. Struggente, intensa, tormentata la preghiera ‘Vissi d’amore’, una tra le arie più celebri che designano i momenti più alti della Tosca di Giacomo Puccini. Inizia proprio con ‘La Tosca” la rassegna lirica “Puccini a Villa Rendano” organizzata dall’Associazione culturale Polimnia in collaborazione con la Fondazione Giuliani e l’Accademia Artea, con il patrocinio della Provincia di Cosenza. Villa Rendano torna indietro nel tempo, cambia luogo. Proponendo la proiezione della ‘Tosca’ diretta da Daniel Oren, ci troviamo a nella ricostruzione dell’allestimento originale del 1900 riproposto al Teatro dell’Opera di Roma, dove nacque il capolavoro di Giacomo Puccini. A spiegare ciò la Presidente dell’Associazione Polimnia, Luigia Pastore, che ha introdotto la proiezione con cenni storici riguardanti l’Opera, ripercorrendo la biografia di un autore controverso, che ha preferito posizionarsi dietro le quinte, mettendo in scena ogni sfumatura del proprio tormento personale utilizzando la musica come linguaggio principale. Stava assistendo a Parigi alla rappresentazione della ‘Tosca’ di Victorien Sardou, quando Puccini capì che da quel melodramma ne avrebbe potuto ricavare un’opera. Essa sarà – infatti – la lirica più drammatica di Puccini, la crescente tensione e il nutrito numero di colpi di scena permettono un coinvolgimento diretto con il pubblico. La vena musicale della composizione pucciniana anticipa ampiamente il dialogo tra i personaggi attraverso l’uso dei leitmotiv, diventando il principale canale comunicativo con l’ascoltatore e conferendo all’opera un’impronta cinematografica. A spiegare ciò è il maestro Stefano Tanzillo, direttore musicale dell’Associazione Polimnia, affiancando la Presidente Pastore nell’introduzione a Tosca ed entrando nella parte più tecnica dell’opera. I tre personaggi principali della Tosca sono Floria Tosca, il pittore Mario Cavaradossi e il Barone Scarpia. La vicenda ha luogo martedì 17 giugno 1800 a Roma, al tempo dello Stato Pontificio. Diviso in tre atti, il primo si svolge nella basilica di Sant’Andrea della Valle, il secondo a Palazzo Farnese e il terzo su una terrazza di Castel Sant’Angelo. Evidente è la vicinanza alla corrente Verista, che si palesa – oltre che nella crudezza e nella violenza scenica – nella venalità dei personaggi. Tosca viene presentata come una donna gelosa, viva, mossa dalla passione per l’amato Mario. “Tosca ha gli occhi neri” ribadisce nel primo atto rivolgendosi a Cavaradossi, spezzando quella visione eterea della “donna angelo” e delineando una personalità viva e mossa dagli istinti. Per quanto Cavaradossi incarni il pittore ribelle, colui che rifiuta il potere, offrendo asilo al fuggitivo Angelotti e subendo la crudeltà del barone Scarpia – emblema dell’animo corrotto dell’uomo di potere – pur di non proferire parola su dove egli si trovasse; è Tosca ad incarnare il vero eroe nell’opera pucciniana. Mantenendo fede alla devozione per l’amato Mario, accoltella a morte il barone Scarpia, il quale – accecato dalla lussuria – volle scambiare la libertà di Cavaradossi con un momento di passione insieme all’addolorata Tosca. “Questo è il bacio di Tosca!” pronuncerà una volta inferto il fendente, evidenziando che sia stata una donna ad uccidere il temuto barone. Culmine della drammaticità viene raggiunto nel terzo atto. Mario Cavaradossi si accinge al patibolo, affranto dal pensiero di non rivedere mai più l’amata Tosca. E’ uno dei momenti più alti dell’opera con ‘E lucevan le stelle’. L’amore ed il pensiero di morte si fondono nella disperazione del pittore. “Oh! dolci baci, o languide carezze” cita la celebre aria, in un insieme di emozioni tormentate. L’amore – infatti – entra ripetutamente in contrasto con la crudezza e la violenza che caratterizza l’opera di Tosca, così come avviene con la figura di Dio e della Madonna. I personaggi compiono atti di devozione nei confronti della religione in contrapposizione con le azioni deplorevoli che si susseguono durante i tre atti. Questo ossimoro è evidente – in particolar modo – nel finale del I atto dove il coro canta il Te Deum, inscenando la solennità liturgica che si contrappone alla malvagità di Scarpia. Il coro viene inserito in maniera funzionale nell’opera di Tosca – spiega il maestro Barbarossa a conclusione della proiezione – contribuendo in modo significativo all’atmosfera realistica e drammatica di Roma nel 1800. Calato il sipario dell’opera pucciniana, la sala di Villa Rendano è stata travolta da un applauso commosso, confermando quanto Tosca rimanga una lirica eterna ed attuale. La rassegna “Puccini a Villa Rendano” continua con un nuovo appuntamento previsto per il 10 maggio con ‘La Rondine’ per solcare insieme la vita, la drammaticità e la passionalità del “genio inquieto” di Giacomo Puccini.
La musica continua con l’Associazione Culturale Polimnia il 3 maggio con il ‘Concerto Straordinario’ per la rassegna “I luoghi, la storia, la musica” nella Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza con i pianisti e compositori Antonella Barbarossa, Stefano Maiuolo e Lorenzo Maria Nigro.
