“Ma è meglio poi, un giorno solo da ricordare che ricadere in una nuova realtà sempre identica” (Francesco Guccini, Scirocco -
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Berluscloni

di Mariagrazia Costantino* – Quello oramai agli sgoccioli è l’anno della scomparsa dell’italiano più italiano di tutti: non il più ricco, né il più famoso o autorevole, e nemmeno il più affascinante. Solo il più italiano, simbolo a tratti imbarazzante di un’italianità smargiassa, scorretta eppure, miracolosamente e per certi limitati versi, credibile.

Dopo le reazioni scomposte e un po’ patetiche (in tutti i sensi) dei primi giorni, giornali e televisioni non ne hanno più parlato. Quando lo fanno, però, è come se lui fosse ancora vivo. Come se non ci avesse mai lasciati. In un certo senso è proprio così: perché gli effetti – anche o soprattutto quelli nefasti – del suo operato, sono ancora ben visibili e presenti. E niente più di questo garantisce vita eterna.

Berlusconi, da morto, non si può glorificare più di quanto si sia glorificato lui stesso in vita; per la stessa paradossale logica, non è mai invecchiato: non perché facesse ricorso a trucchi e ritocchi, ma perché non è mai stato giovane. O meglio, non ha mai voluto passare da “giovane” (i giovani tendono a essere poveri e scalcagnati anche quando sono eredi di casate miliardarie), e quelle giacche doppiopetto dalle spalline sproporzionate insieme alla calvizie precoce, lo hanno aiutato in questa ricerca. Lui non voleva ringiovanire, voleva solo arginare l’invecchiamento e apparire il Berlusconi brillante che è sempre stato. Il Brillantoni.

D’altra parte, il paradosso Berlusconi è lo stesso per il quale l’Italia era già vecchia prima di nascere. L’eroe dei due mondi esibiva una barba che lo faceva sembrare il nonno di Napoleone. Lo stesso dicasi per Mazzini. L’unico eternamente fanciullo, per ovvi motivi, era Leopardi, ma lui era diverso. Come lo erano Gramsci e Pasolini. Persone giovani dentro e fuori. Soprattutto dentro. D’altra parte chi cerca il vero cambiamento è sempre giovane; chi cerca solo l’arricchimento personale nasce vecchio, perché vecchio e stantio è il desiderio di potere.

Berlusconi è un modello, una specie di prototipo. Giorgio Gaber (un altro di quelli sempiternamente giovani) disse ‘non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me’. E di Berluscloni sono piene le città italiane: come le Piazze Garibaldi ricoperte di guano, ce n’è almeno uno in ogni comune, più vari emuli, vassalli e valvassori. Sono imprenditori in settori proficui dei quali hanno creato profittevoli monopoli; sono narcisisti, quasi sempre uomini, e usano donne più giovani per apparire virili e prestanti. Sono parassiti che succhiano e spolpano (consiglio di recuperare l’interessante storia di come Berlusconi “comprò” Arcore) mentre danno l’impressione di elargire favori a destra e a manca, di essere grandi filantropi.

Certo ci sono anche le berlusconesse, quelle che prendono i tic peggiori del potere maschile e lo rendono ancora più tagliente in virtù della loro “non-ricattabilità” (vi ricorda qualcuno)?

Il mondo è dei Berlusconi e delle Berlusconesse?

Sì e no. Perché se prendiamo uno come Musk, che è una specie di technusconi, o lo stesso Trumpusconi, sembrano già appartenere al passato: la loro mentalità accentratrice, colonialista (“fate più figli, possibilmente con me”) e quel modo passivo-aggressivo di piagnucolare, così simile a quello dei nostrani Calimeri con manganello, sono superati. Lo sanno loro, che si agitano nel tentativo disperato di ricevere qualche altro brandello di attenzione, e lo sappiamo noi.

È vero che le generazioni che bussano alla porta dell’età adulta spesso non hanno basi culturali solide e non sanno collocare storicamente le due Guerre Mondiali (figuriamoci le altre), ma mi piace pensare che conoscano qualcosa di ancora più importante: il rispetto di sé e degli altri. Forse ancora non lo sanno, per eccessiva considerazione dei loro genitori berlusconiani, egocentrici, immaturi.

Uno che aveva intuito questa cosa era quella vecchia canaglia di Mao (paradossalmente e non senza ironia, uno dei più grossi Berlusconi della storia), che pensò di affidare il potere alle giovani guardie rosse, ma solo per toglierlo ai suoi critici e ai potenziali rivali.

Non fate come Mao, non usate i giovani ma istruiteli, ascoltateli, date loro il potere di decidere sul serio e rispettateli veramente. Saranno loro ad accompagnarvi verso l’uscita, e come uscirete dipenderà anche da come li avete trattati.

*Sinologa e docente universitaria – Ha un Master e Dottorato in Cinema e scrive di Global Media e Geopolitica

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