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Faccia a faccia tra Klaus Davi e “Mommo” Macrì a Vibo: “Boss temuto? Lo dite voi. Gratteri grande magistrato e io bravo ragazzo”

Ci sono voluti mesi di inseguimento, ma alla fine Klaus Davi ce l’ha fatta. L’incontro (video online al link https://www.youtube.com/watch?v=vwrhKEmZMWU) è avvenuto nei pressi della caserma del Comando provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia. Domenico Macrì, quarantunenne vibonese detto “Mommo”, è considerato dalla Procura di Catanzaro uno dei vertici della ‘ndrina Pardea Ranisi e tra i principali imputati del maxiprocesso Rinascita Scott. Arrestato il 19 dicembre 2019 nell’ambito dell’operazione Rinascita Scott, Macrì è stato condotto al regime del 41 bis a partire dal 2021. Oltre al suo ruolo operativo, a Macrì è stato contestato anche di aver partecipato agli incontri con esponenti di altre articolazioni della ‘ndrangheta vibonese, contribuendo all’elaborazione delle strategie criminali, alla ripartizione dei proventi illeciti e ponendosi come punto di riferimento riconosciuto dagli affiliati. Braccio armato e mente organizzativa, secondo l’impianto accusatorio. La sua scarcerazione avvenuta a dicembre, pochi giorni prima di Natale 2025, ha suscitato polemiche. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado, disponendo un appello-bis per la rideterminazione della pena. A cadere sono stati il comma 6 dell’aggravante mafiosa sul reimpiego dei capitali di origine illecita e altri reati-fine, che dovranno essere scomputati nel calcolo finale. In assenza di una condanna definitiva, il titolo detentivo è stato ritenuto non più valido.
Durante l’incontro con Klaus Davi Macrì ha dribblato le domande più scomode, preferendo il laconismo alle spiegazioni. Alla domanda sul presunto ruolo di boss della città, la risposta è stata netta: «Io boss di Vibo Valentia? Non esiste. Sono un bravo ragazzo, una brava persona».
Incalzato sul clima di tensione che ha attraversato Vibo nei primi mesi del 2026, con un’escalation di intimidazioni culminata con le scarcerazioni legate a Rinascita Scott, Macrì ha replicato: «Non so nulla». E alla fatidica domanda “Che cos’è la ‘ndrangheta?”, è stato gelido: «Perché mi fate questa domanda di merda?».
Relativamente alla sua vita attuale dopo anni di detenzione, Macrì ha rivelato senza giri di parole: «Sono alla ricerca di un lavoro adesso». E, rivolgendosi direttamente a Davi, ha aggiunto una curiosa richiesta: «Mi aiuti lei a trovare un lavoro, anche a Milano. Il barista, qualunque cosa. In passato ho fatto il manovale».
Interrogato sui suoi rapporti con il boss “Peppone” Accorinti, figura citata nell’inchiesta, ha ribattuto: «Mi avrà dato un passaggio. Io non ho la patente, me l’hanno revocata».
Klaus ha provato a interpellarlo pure sulla sua visione politica ma “Mommo” ha tagliato corto: «Non mi occupo di politica, non mi intendo di politica. A parte che non posso votare».
Parole di elogio per il magistrato Nicola Gratteri: «È un grande magistrato. Lo stimo, fa il suo lavoro».
Alla contestazione della fama di “boss temuto”, Macrì ha risposto scaricando la responsabilità sulla categoria: «Siete voi giornalisti che lo dite. I magistrati non l’hanno mai detto».
Quando infine gli è stato detto che la ‘ndrangheta ha distrutto questa città, Macrì ha alzato le mani: «Io non mi intendo di queste cose. Con Carabinieri, Questura e Guardia di Finanza dovete parlare di queste cose».

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