“La questione della videosorveglianza – utilizzata di fatto esclusivamente per l’accertamento delle violazioni al Codice della Strada – che sta interessando la città di Villa San Giovanni (e altri centri urbani del reggino), non è più una semplice vicenda di sanzioni amministrative. È diventata una questione che riguarda la tenuta del sistema di regole posto a presidio della democrazia e dello Stato di diritto, con una platea potenziale di oltre 8 milioni di cittadini coinvolti ogni anno.
Il recente provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali del 18 dicembre 2025, che ha sanzionato un Comune del Nord per l’utilizzo di un sistema di controllo massivo dichiarato illecito, mette in luce un cortocircuito istituzionale gravissimo. Una disparità di trattamento non più occultabile dal burocratese, in cui la linea di demarcazione con un vero e proprio favoritismo nei confronti dell’Amministrazione Caminiti e diventa sempre meno sottile e sempre più difficile da ignorare.
Nel provvedimento, il Garante prende in esame sanzioni per mancata assicurazione e mancata revisione, elevate tramite un sistema di videosorveglianza installato in un piccolo Comune del Bresciano, perfettamente sovrapponibile a quello in uso a Villa San Giovanni, e lo dichiara illecito, sanzionando l’ente locale.
Il provvedimento non si limita a questo: richiama espressamente la legge 48/2017, che disciplina i Patti per la Sicurezza Urbana. Il Comune sanzionato non aveva mai sottoscritto alcun Patto; al contrario, il Comune di Villa San Giovanni, dal 2018 riceve finanziamenti dal Ministero dell’Interno proprio in virtù del Patto, impegnandosi formalmente a sottoporsi ai controlli e alla vigilanza dell’Ufficio Territoriale del Governo.
Non solo tali controlli – sebbene sollecitati – non risulta siano mai stati attivati, ma l’amministrazione villese ha persino tentato di negare che il sistema fosse una videosorveglianza. Una posizione smentita dallo stesso Ministero dell’Interno che, tramite la Direzione Centrale della Polizia Stradale, ha confermato sia l’illegittimità delle sanzioni elevate sia la natura di videosorveglianza massiva del sistema.
Ciò che desta maggiore preoccupazione è il comportamento delle istituzioni preposte alla tutela dei diritti: Il Garante della Privacy, dall’agosto scorso, ha ricevuto due reclami ai sensi dell’art. 77 GDPR, ma non ha ancora fornito alcun riscontro; la Prefettura di Reggio Calabria, destinataria di una richiesta di intervento inibitorio ai sensi della legge 48/2017, ha infine comunicato che la questione sarà valutata solo nell’ambito dei singoli ricorsi.
Ma il CODACONS i ricorsi li ha presentati per conto degli utenti. La richiesta di intervento inibitorio, invece, è stata inoltrata in ossequio alle finalità istituzionali dell’associazione, con lo scopo di tutelare non il singolo, ma l’interesse generale di oltre 8 milioni di veicoli che attraversano ogni anno la città di Villa San Giovanni e che, allo stato attuale, risultano privi delle tutele minime previste dalla normativa europea e nazionale.
Un elemento che crea particolare allarme, perché non attiene più alla illegittimità – ormai palese – delle sanzioni contestate, ma riguarda la tenuta del sistema di regole che presidia la democrazia e lo Stato di diritto.
Per questa ragione il CODACONS ha deciso di attivare il titolare del potere sostitutivo, presso l’Ispettorato Generale di Amministrazione del Ministero dell’Interno, unico organo in grado di adottare quel provvedimento definitivo che, per ragioni difficili da comprendere, la Prefettura di Reggio Calabria non ha ritenuto di emanare. Quanto al Garante per la Protezione dei Dati Personali, dopo il nuovo sollecito, saranno le Autorità competenti, in queste settimane particolarmente attive sul tema, a doversene occupare”.
Così in una nota di Codacons Reggio Calabria.
