“Sollecitiamo le autorità preposte ad effettuare i dovuti controlli per garantire un regolare commercio, privo di forme di speculazione che non hanno nulla a che vedere con i fatti politici del Medioriente, ma che vengono utilizzati per lucrare in maniera spregiudicata e meschina sulle spalle degli agricoltori prima e dei consumatori poi”.
E’ questo l’accorato ma deciso appello di Francesco Macrì presidente della Confederazione produttori agricoli (Copagri) della Calabria.
“Il tessuto agricolo italiano e ancor più quello del Mezzogiorno – premette Macrì – è fatto di realtà aziendali medio piccole, con aziende anche di pochi ettari che tuttavia assicurano la cura del territorio dal degrado e dal dissesto. A questo già delicato e fragile comparto, viene oltre tutto chiesto di rimanere nel rispetto delle norme con continue azioni di adeguamento; l’unica arma per affrontare queste quotidiane tribolazioni è la vendita dei prodotti ottenuti dalla terra o dalla stalla, che purtroppo frequentemente paga gli effetti del clima e del mercato politico, con ricavi modesti a volte inadeguati. Già con questo – sottolinea il presidente della Confederazione produttori agricoli Francesco Macrì – ce ne sarebbe abbastanza per avere un quadro preoccupante sul futuro del comparto, ma altre minacce incombono, come gli accordi Mercosur, che sono stati per adesso solo rinviati, con la strategia dell’abbassare il volume e rimandare a quando il polverone sarà di nuovo sedimentato e potrà essere fatto passare alla votazione in modo silente, magari sotto le festività o nel periodo estivo, quando notoriamente l’attenzione si abbassa e vengono fatti scivolare sui tavoli decisionali emendamenti, decreti legislativi e integrazioni canaglia con il voto dei pochi presenti che, tuttavia, sono sufficienti perché diventi esecutivo, con il conseguente arrivo di prodotti alimentari da altre nazioni, che non hanno le stesse nostre regole di produzione e dove sono ancora in uso prodotti fitoterapici banditi da decenni nel nostro Paese. Oggi – mette in rilievo il barone Macrì numero uno di Copagri – se il quadro non fosse ancora abbastanza difficile, si aggiunge la delicata e mai sopita questione Mediorientale e, a seguito dei bombardamenti dei siti strategici militari e delle petroliere, i listini dei sottoprodotti petroliferi ha cominciato a salire: per ora di solo 11 dollari al barile (che in euro sono 11 dollari su 159 litri, ovvero €0,0069 al litro) ma inspiegabilmente i sui derivati, specialmente il gasolio, è in 10 giorni passato da 0,92 €/litro a 1,35€/litro vale a dire di ben 0,43€/litro che in altri termini sono un aumento del 46% . Analogamente, i concimi azotati semplici e binari hanno seguito la scia. Verrebbe da pensare che siano stati incoraggiati dalla stagione che, canonicamente, in questo periodo li vede protagonisti per favorire il risveglio vegetativo, ma atteniamoci ai fatti: è un proliferare di segnalazioni in cui i rivenditori (che avevano preventivamente messo in magazzino i concimi) dopo una indicazione di prezzo, con lo scoppio del conflitto Mediorientale hanno accampato scuse per non consegnare il prodotto. E rinviando ad un futuro scarico la disponibilità del prodotto ma con prezzi più cari del 25-30%. Si vuole portare il comparto, già in ginocchio, al tracollo? Questi i fatti registrati e registrabili – conclude il presidente della Copagri Calabria Francesco Macrì – il nostro Sindacato vuole attirare e invitare le autorità preposte ad effettuare i dovuti controlli, per garantire un regolare commercio privo di queste forme di speculazione, che non hanno nulla a che vedere con i fatti politici del Medioriente. Ma che sono stati utilizzati per lucrare in maniera spregiudicata e meschina, sulle spalle degli agricoltori prima e dei consumatori poi.”
