C’è chi il basket lo vive come un’ossessione, chi come un mestiere. Luca Giorgino, nuovo volto della Dierre Reggio Calabria, lo vive come un viaggio. E che viaggio: dalla Puglia (Brindisi) su su per lo Stivale, tappa dopo tappa, canotta dopo canotta, fino a ritrovarsi oggi in riva allo Stretto con un obiettivo chiarissimo: provare a vincere. Per definirlo “giramondo del basket” è poco. Il suo curriculum sembra un atlante geografico della pallacanestro italiana: Castelnovo Sotto, Novellara, Viadana, Nobilaria, Cviraco, Magik Parma, Reggio Emilia, Novara, Cestistica Civitavecchia. E poi il salto – stavolta definitivo – nella Dierre di Reggio Calabria. Ma per Luca, ogni spostamento non è mai stato un vagabondare senza meta, bensì un gradino di una scala che ha voluto salire con calma, senza forzature, maturando esperienza su esperienza. Oggi, però, la vera svolta non è legata a un cambio di maglia o a un record di punti. È una svolta di vita: la laurea in Scienze Gastronomiche a Parma, conseguita due anni e mezzo fa, gli ha permesso di mettere ordine tra studio e pallacanestro, e ora – con il titolo in tasca – può dedicarsi anima e corpo al parquet.
Intervistato durante la pre-season, Giorgino racconta i primi giorni di preparazione con la Dierre senza filtri: «Stiamo lavorando tanto, i carichi sono abbastanza alti – due allenamenti al giorno, corsa, pesi, e al pomeriggio sempre basket con un caldo incredibile. Ma sta andando bene. Il gruppo è unito, i giocatori sono tutti validi e con coach ci troviamo molto bene».
«Sono un giocatore di squadra, mi piace aiutare i compagni, fare un po’ di tutto. Difendo, vado a rimbalzo, cerco di attaccare il canestro. Le prendo e le do da tanti anni – è il mio mestiere. Cerco di dare sempre una spinta, in qualsiasi modo mi venga richiesto».
Per la prima volta in questo girone, Giorgino non si nasconde: «Mi sono informato quest’estate. È un campionato molto competitivo, con giocatori forti e squadre attrezzate che hanno preso elementi da categorie superiori. Sarà lungo, con tante partite infrasettimanali, ma l’obiettivo è sotto gli occhi di tutti: dobbiamo assolutamente vincere».
«Il livello è alto, e dovremo farci trovare pronte».
E poi c’è lui, il tecnico Dario Lo Storto, con cui Giorgino condivide un passato a Novara e un presente che sa di rinascita. «Con Dario c’è un grande rapporto di stima reciproca e amicizia – racconta Luca –. Quest’anno abbiamo parlato tante volte, ci sarebbe piaciuto ritornare assieme. Quando è arrivata la sua chiamata, è stata una gioia grande, perché significa che il lavoro, se lo fai bene, ti ripaga».
E su cosa renda speciale il coach, Giorgino non ha dubbi: «Lui sa cosa vuole da me e io so cosa lui vuole da me. Riesce a tirare fuori il meglio di me. È l’allenatore migliore che abbia avuto in questi anni. Per lui darò sempre il massimo, anche per aiutare i compagni». Un’intesa che si traduce in un ruolo ben preciso: «Sì, sono l’uomo fidato del coach».
La sua storia è anche un messaggio per i ragazzi che sognano il basket senza rinunciare ai libri. «Io ho studiato Scienze Gastronomiche a Parma, mi sono laureato triennale due anni e mezzo fa, poi ho girato da nord a sud passando per il centro. Si può fare – dice con convinzione –. Si deve studiare, e questo è il consiglio che do ai giovani».
