«La crisi abitativa richiede soluzioni concrete, ma non possiamo pensare di applicare le stesse regole a una grande metropoli europea e a un piccolo comune turistico della Calabria. Le caratteristiche del nostro territorio, il peso delle seconde case e il ruolo delle locazioni brevi nell’economia locale devono essere tenuti nella giusta considerazione».
Lo dichiara Denis Nesci, eurodeputato calabrese di Fratelli d’Italia e del gruppo ECR, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea sull’Affordable Housing Act, sottoscritta da altri 20 parlamentari europei.
L’iniziativa chiede chiarimenti sui criteri utilizzati per individuare le aree caratterizzate da maggiore pressione abitativa e sulle possibili conseguenze delle restrizioni agli affitti brevi: «Se pensiamo a realtà come Tropea, Ricadi, Parghelia, Zambrone, Pizzo, Scilla, Soverato, Scalea, Praia a Mare e Diamante, ci troviamo di fronte a territori nei quali il turismo e la piccola ricettività rappresentano una componente importante dell’economia locale. Una seconda casa affittata durante l’estate non può essere considerata automaticamente un immobile sottratto al mercato residenziale. Occorre valutare le condizioni effettive di ciascuna comunità».
L’interrogazione sollecita inoltre la Commissione a chiarire come le misure previste rispettino i principi di sussidiarietà e proporzionalità e a rendere disponibili le valutazioni sui possibili effetti per il valore degli immobili, gli investimenti e l’offerta abitativa: «In Calabria – prosegue Nesci – tante famiglie hanno investito i propri risparmi nell’acquisto o nella ristrutturazione di un immobile, contribuendo anche alla crescita della ricettività diffusa. Dobbiamo distinguere le grandi attività immobiliari da chi ricava un’integrazione al reddito attraverso la propria casa. E dobbiamo distinguere i territori dove esiste una reale emergenza abitativa da quelli nei quali il problema principale è l’assenza di lavoro, servizi e opportunità».
«Servono più alloggi accessibili, soprattutto per giovani e famiglie, ma anche la tutela del risparmio immobiliare e delle economie locali. La soluzione non può essere un approccio uniforme che ignori le differenze tra i territori. L’Europa deve fornire strumenti, rispettare le competenze delle amministrazioni locali e garantire che ogni eventuale restrizione sia fondata su dati verificabili e non proporre soluzioni calate dall’alto che non possono andare bene indistintamente per tutti i territori», conclude Nesci.
