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Violenza sessuale su turista a Crotone, Assessora Venneri: “Non può esistere indignazione a doppia velocità”

Di fronte alla notizia della violenza sessuale denunciata da una giovane turista a Crotone, desidero esprimere, a nome mio e dell’Amministrazione, la più sincera vicinanza e solidarietà alla ragazza che ha avuto il coraggio di denunciare quanto accaduto”.

Lo dichiara l’assessora alle Pari Opportunità Dalila Venneri, intervenendo sulla vicenda che ha portato all’arresto, da parte della Squadra Mobile, di un giovane, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura.

La violenza sessuale è una ferita profonda alla dignità, alla libertà e all’autodeterminazione di una persona. È fondamentale che chi subisce una violenza sappia di non essere solo, che possa trovare ascolto, protezione e istituzioni capaci di accompagnarlo nel percorso di denuncia e di tutela. Per questo rivolgo un ringraziamento alle forze dell’ordine e alla magistratura per il lavoro svolto.

C’è, però, un tema che riguarda tutti noi e che non possiamo eludere: non può esistere un’indignazione a doppia velocità.

Senza utilizzare giri di parole, ieri abbiamo assistito a un effluvio di indignazione e di condanna, comprensibile e doverosa, di fronte al grave episodio che ha visto coinvolto un cittadino straniero.

Quella indignazione è giusta, perché ogni episodio di violenza e ogni grave turbamento della sicurezza e della convivenza civile meritano una risposta ferma.

Ma proprio per questo, oggi, di fronte alla denuncia di una violenza sessuale ai danni di una giovane donna, mi aspetto un’indignazione altrettanto forte, anzi ancora più forte, perché siamo di fronte a una gravissima violazione della libertà, della dignità e dell’autodeterminazione di una persona. Non possiamo indignarci con forza davanti ad alcune forme di violenza e poi abbassare la voce davanti ad altre.

La condanna deve essere netta, sempre e comunque, qualunque sia il contesto e chiunque sia il presunto autore. Non devono esistere indignazioni selettive, né attenuanti culturali, sociali o narrative. Se vogliamo davvero costruire una società libera dalla violenza di genere, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere la stessa gravità a ogni forma di violenza e, davanti alla violazione della libertà di una donna, non abbassare mai la soglia della nostra indignazione.

Ogni donna deve poter vivere, divertirsi, viaggiare e frequentare un luogo pubblico senza che la propria libertà venga messa in discussione o trasformata in una responsabilità per ciò che eventualmente le accade. La responsabilità è sempre di chi agisce la violenza. Su questo principio non possono esserci ambiguità.

La vicenda solleva inoltre interrogativi importanti sulle condizioni di sicurezza e sulla regolarità dei servizi di vigilanza nei locali pubblici, aspetti sui quali è necessario che vengano effettuati tutti gli accertamenti di competenza. La sicurezza non può essere affidata all’improvvisazione e chi gestisce un’attività aperta al pubblico ha il dovere di garantire il rispetto delle regole e condizioni adeguate di tutela per tutti.

Come istituzioni dobbiamo continuare a lavorare sulla prevenzione, sull’educazione al rispetto, sulla cultura del consenso e sul sostegno concreto alle vittime. Ma dobbiamo anche riaffermare un principio semplice e fondamentale: nessuna donna deve avere paura e nessuna violenza deve essere normalizzata, giustificata o relativizzata”.

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